Riforma della Sanità: il nostro ordine del giorno in Consiglio

La pandemia provocata dal Coronavirus, generando una grave emergenza sanitaria, ha tristemente messo in evidenza tutte le criticità della sanità della Regione Lombardia, gravemente carente nell’ambito territoriale.

Sono emersi l’assenza di raccordi tra ospedale e territorio e il taglio delle attività di prevenzione. Inoltre si è registrato il depotenziamento del ruolo dei sindaci nella programmazione sanitaria, mentre sono loro ad essere in più stretto contatto con i cittadini e il territorio. In generale regna la frammentazione e la disomogeneità dell’offerta sanitaria.

L’AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari), in un documento molto articolato, ha messo in luce tutti i punti deboli della riforma del 2015 e ha avanzato delle proposte in vista della sua revisione, che secondo i tempi indicati dal ministro Speranza dovrà realizzarsi in 4 mesi: per la fine di aprile dovranno essere presentate le proposte di modifica. Per questo occorre porre in atto con tempestività interventi di revisione per rendere operative le indicazioni date da AGENAS. Occorre un percorso di riflessione che nella commissione sanità del consiglio regionale non è ancora stato avviato.

Per questo come Partito Democratico cittadino, in sintonia con i diversi circoli del territorio, abbiamo presentato un ordine del giorno da discutere in Consiglio Comunale per impegnare Sindaco e Giunta a farsi promotori in Regione dell’avvio immediato del percorso di revisione della legge 23, considerando necessario il coinvolgimento delle rappresentanze locali nella pianificazione sanitaria.
Nel presentare questo ordine del giorno, come gruppo consigliare intendiamo anche portare la discussione in aula, dove troppo spesso questi argomenti che interessano il territorio oltre che la città e hanno un respiro politico più ampio faticano a diventare oggetto di discussione.

Santa Chiara, sfiduciato il candidato presidente voluto dal Vicesindaco

La vicenda del CDA di Santa Chiara evidenzia tutta la fragilità e gli equilibri precari su cui si regge la maggioranza di centrodestra che governa la Città.

In una fase così delicata per la salute degli anziani ospiti e in una casa di riposo che tanto ha sofferto e soffre per la pandemia covid, il buon senso vorrebbe che le nomine degli organismi dirigenti fossero fatte sulla base delle effettive competenze e non delle spartizioni di poltrone.

Invece il Vicesindaco Maggi ha insistito enormemente per indicare come Presidente un suo fedelissimo, Paolo Caretta, che però alla prova dei voti nel CDA non ha ottenuto la maggioranza. E questo nonostante tale organismo sia costituito da 4 membri designati da chi governa a Palazzo Broletto e solo 2 membri espressione dell’opposizione. Insomma, il candidato del Vicesindaco Maggi non è stato voluto neppure dai suoi.

Al suo posto, diventa quindi presidente l’avvocato Giovanna Invernizzi, alla quale va il nostro augurio di buon lavoro. Non possiamo che accogliere con favore la scelta fatta dal CDA nella seduta di ieri: una nuova pagina per la Fondazione, che comincia con una assunzione di responsabilità rispetto alla pasticciata gestione politica della Giunta Casanova. Una rivendicazione di autonomia che è conseguenza naturale dell’atteggiamento con cui il centrodestra si è sempre rapportato con la Fondazione, considerandola una realtà a sé stante e sconnessa dall’Ente Comunale.

Ora sarà interessante vedere se la “pistola” puntata da Maggi alla testa della debole Lega sarà carica o scarica. Nel frattempo, dopo la magra figura, dovrebbe accompagnare e sostenere il lavoro della nuova Presidente di Santa Chiara; invece sta pestando i piedi furiosamente, sui social e a mezzo stampa, perché la presidente eletta si dimetta. Non saranno mesi semplici per la Fondazione, con il persistere dell’emergenza Covid e con la complicata situazione economica a cui bisognerà mettere mano, cercando di mantenere sempre alta la qualità del servizio erogato verso gli ospiti della struttura: da parte di chi governa la Città, ci vorrebbe la capacità di mettere da parte i posizionamenti di parte e di fare l’interesse degli anziani. Ma tale capacità risulta non pervenuta.

Sottopasso di via Nino dall’Oro: il nulla

L’anno del Sottopasso di Via Nino dall’Oro, purtroppo, non sarà il 2021.

Il 31 dicembre la Giunta Casanova ha approvato il progetto definitivo relativo al Sottopasso di Via Nino dall’Oro. Considerando le successive fasi di progettazione, alcuni passaggi che non dipendono dal Comune (ma da Rete Ferroviaria Italiana) e i lavori veri e propri, il cantiere non terminerà prima della fine del 2022.

Facciamo un passo indietro: il procedimento è sicuramente complesso, ma il ritardo è per buona parte imputabile all’amministrazione di centrodestra. La Giunta Casanova al suo insediamento ha infatti trovato un progetto preliminare integralmente finanziato, per più di 3 milioni di euro. La scelta giusta sarebbe stata quella di intraprendere con decisione l’intricata progettazione di un’opera fondamentale per lo sviluppo della città.

Nel 2017 la maggioranza ha invece deciso di spostare una parte dei fondi destinati al sottopasso per dirottarli sulla Piscina di via Ferrabini, conseguendo un risultato clamoroso: quasi quattro anni dopo nessuna delle due opere è conclusa.

Per responsabilità principale del centrodestra, quindi, l’opera non sarà consegnata alla città entro la fine del mandato. Un altro fallimento di quella che doveva essere la Giunta della “normalità”.

Ipermercato all’Ex Consorzio, i perché del nostro no

…Proviamo a spiegarli con il manifesto, affisso in questi giorni in giro per Lodi, realizzato dal Coordinamento Lodi Vivibile

…e pure con le osservazioni presentate dai cittadini. In realtà sono ben 39, ma questo volantino ne rappresenta una sintesi fondamentale:

…e infine, con le bellissime vignette realizzate dai giovani di PROGETTO PRETESTO. La Giunta ha affermato che i giovani di Lodi vogliono il nuovo ipermercato… Beh, a quanto pare non tutti!

Ex Consorzio, un iter pieno di incongruenze

Che l’insediamento di un ipermercato all’ex Consorzio non ci convinca per l’impatto sull’ambiente, la viabilità e il commercio locale l’abbiamo detto in più occasioni.

Ma nelle ultime settimane sono emersi alcuni fatti decisamente gravi, che riguardano non tanto il merito del progetto, ma l’iter che ha condotto alla sua adozione attraverso la vendita dell’area dismessa ad Attività Edilizie Pavesi (il costruttore della struttura) e da quest’ultima ad Esselunga (il marchio che si andrà ad insediare): trattative per la cessione di aree PUBBLICHE, quindi appartenenti a tutti i cittadini, che si sono svolte ben prima dei passaggi negli organi democratici competenti; atti richiesti dai consiglieri comunali di opposizione per poter esercitare il loro ruolo di controllori e mai concessi; per non parlare di quella strana donazione di Attività Edilizie Pavesi a Fratelli d’Italia nazionale…

Nel riservarci di valutare quali azioni possano essere intraprese per accertare tutta la verità, invitiamo chi avesse voglia di approfondire a leggere…

  • QUI la ricostruzione cronologica completa, mese per mese, di un percorso che appare perlomeno “strano”
  • QUI la lettera aperta – rimasta inesorabilmente senza risposta – del capogruppo Piacentini al Vicesindaco Maggi

…Tutto normale? Tutto regolare?

Quel finanziamento a FdI e l’ipermercato all’ex Consorzio

Questo lo scioccante articolo uscito su L’Espresso lo scorso 21 dicembre, che ancora una volta ha portato Lodi sotto i riflettori della cronaca nazionale.

E bisogna proprio dirlo: un finanziamento di 50.000 euro è un argomento più solido a favore del progetto all’ex Consorzio di quelli che si sono sentiti in Consiglio comunale e letti nei manifesti fatti appendere per la città. Non possiamo esimerci dal chiedere immediati chiarimenti all’Amministrazione comunale su questa vicenda che ha visto nell’ordine: forzature sui tempi, forzature delle regole, dichiarazioni pubbliche di “avere fretta” di concludere l’iter, diniego di accesso agli atti e, infine, la recente notizia di finanziamenti contestuali a una componente della maggioranza, il partito Fratelli d’Italia.

Finanziamenti legali perché rendicontati al Parlamento, ma quantomeno bizzarri e inopportuni: è un caso che Fratelli d’Italia abbia promosso una raccolta firme a sostegno dell’operatore privato, proprio mentre beneficiava di contributi erogati dalla società immobiliare a livello nazionale? Ci sono altri finanziamenti di cui il centrodestra deve dare notizia? È un puro caso che la prima tranche da 25 mila sia stata erogata il 21 settembre, proprio un giorno dell’approdo in aula del provvedimento di adozione?

Alla luce dei nuovi fatti emersi, è doveroso che il Sindaco Casanova e il Vicensindaco Maggi, coloro i quali hanno portato avanti il progetto in barba alle tante proteste dei cittadini, rispondano senza lasciare ombra alcuna. Si faccia chiarezza una volta per tutte, con tempestività e con piena trasparenza nei confronti dei lodigiani.

Ipermercato all’ex Consorzio, accesso ai documenti negato

Da parte dell’amministrazione è arrivato un inspiegabile diniego ad una normale richiesta di accesso agli atti da parte dell’Opposizione per avere copia di tutte osservazioni al PII ex consorzio agrario, presentate e protocollate dai cittadini, quindi atti pubblici e insostituibili.  Le principale motivazione addotta è per “evitare possibili condizionamenti all’attività degli organi collegiali, soprattutto politici”.

Le osservazioni sono proposte, spunti, modifiche che la cittadinanza ha ritenuto opportuno presentare prima che il progetto per un nuovo ipermercato venga approvato. Ci chiediamo come sia possibile che, avendo copia di documenti presentati da liberi cittadini, non certo atti coperti da segreti di stato, si possa interferire con attività istruttorie svolte dagli organi competenti. Stanno nascondendo qualcosa? Perché, ancora una volta si negano i diritti ai consiglieri comunali? Come ci tutela il presidente del consiglio comunale? Tutte domande a cui chiediamo una risposta perché la questione è grave e non è minimamente ammissibile.

Insieme a tutte le forze di Opposizione, continueremo ad insistere per far valere i nostri diritti affinché nulla di indefinito rimanga nella gestione di un progetto così invasivo per la città.

Il tema della pace e il silenzio della Maggioranza

Il Coordinamento nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani ha proposto in diverse Città, in occasione del 75esimo anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, un ordine del giorno da portare all’attenzione e alla votazione dei Consigli Comunali per chiedere una serie di impegni da rivolgere a governo e parlamento italiano ed europeo: tali impegni vanno dalla richiesta di sostenere l’impegno dell’ONU per raggiungere il cessate il fuoco globale, ad una spinta al processo di democratizzazione dell’ONU stessa affinché istituisca un’assemblea consultiva con rappresentanti della politica e della società civile dei Paesi membri, all’adesione alla Marcia Perugia Assisi nel 2021.
Ma soprattutto – impegno locale, concreto e tangibile – si chiedeva all’Amministrazione di promuovere in Città iniziative rivolte alle scuole per la sensibilizzazione ai valori della giustizia e della pace.
Tutta la maggioranza, nel Consiglio comunale del 16 dicembre, ha votato contro l’ordine del giorno. Per quale motivo? Non lo sappiamo, perché nessun consigliere è intervenuto a motivare il suo voto, come pure la sindaca e neppure gli assessori alla cultura e all’istruzione che potevano essere più direttamente coinvolti hanno speso una parola per dire come la pensavano.
Questo significa non avere rispetto per il Consiglio Comunale come luogo del confronto democratico.
Questo significa non avere rispetto per i consiglieri dell’opposizione e ritenerli degni solo di un silenzio arrogante.
Possiamo dire che alla maggioranza consiliare non interessano i temi della pace e della giustizia? Non ci è dato saperlo, perché non hanno aperto bocca. Eppure il senatore Augussori quando era presidente del Consiglio Comunale aveva tanto sottolineato la presenza della bandiera del Tibet da lui voluta all’ingresso della sala consigliare come simbolo di difesa dei diritti umani. Eppure il vice sindaco ogni lunedì si impegna a diffondere la cultura liberale nella nostra città.
E comunque possiamo anche ammettere una posizione contraria all’ordine del giorno da noi presentato e la rispettiamo come si fa nei contesti democratici, ma quello che non possiamo ammettere è l’assoluta scortesia istituzionale delle bocche cucite che non riescono nemmeno a dibattere un’opinione contraria.
Scriveremo per le giovani generazioni delle nostra città che nel 2020 c’erano degli amministratori che un giorno sventolavano la bandiera dell’UNICEF (peraltro organizzazione dell’ONU ) e il giorno dopo ritenevano di ignorare un impegno legato proprio agli obiettivi dell’ONU.

Scalinata Federico II: 4 anni per riaprirla

La Scalinata Federico II è tornata finalmente percorribile a quasi quattro anni dalla chiusura, avvenuta a febbraio 2017.

Una vicenda in cui la Giunta Casanova ha dimostrato tutta la propria inefficienza: a settembre del 2017, l’Assessore Rizzi ne annunciò infatti la riapertura entro l’anno. Si susseguirono quindi sopralluoghi dell’Amministrazione e pareri della Commissione per il Paesaggio (addirittura in contraddizione tra loro), ma non ci fu nessuna apertura.

Più di recente, dopo quasi tre anni dalla promessa della Giunta, è stato il Vicensindaco Maggi ad intervenire quest’estate, annunciando i lavori entro la seconda metà di giugno, in realtà iniziati mesi dopo.

Tante, nel frattempo, sono state le proteste dei cittadini e gli interventi delle opposizioni consiliari, che hanno chiesto a gran voce una soluzione per la l’importante passaggio che collega la zona Laghi e il centro di Lodi, un problema intricato che interessava diversi enti. Troppe sono state le vane promesse, mentre il disagio che veniva subito dai cittadini era solido e reale.

Inoltre, spiace che ci si lanci in dichiarazioni che lasciano il tempo trovano: come si può considerare la riapertura della Scalinata come “un punto di partenza per una futura valorizzazione dal punto di vista storico e culturale”, come ha detto il Vicensindaco? Guardiamo ai fatti: la Giunta rimanda sin dal suo insediamento i lavori di restauro e consolidamento delle mura di Piazza Zaninelli e la nuova cabina, non certo un colpo d’occhio nel contesto suggestivo in cui è inserita, è lì da vedere. In un vecchio parere della Commissione per il Paesaggio, se ne era ipotizzato il rivestimento con mattoni di recupero simili a quelli presenti in loco: forse non è la soluzione ideale, ma sarebbe comunque migliorativa rispetto all’assetto odierno.

Visto che la maggioranza di centrodestra sembra si sia ridestata con l’avvicinarsi delle elezioni, speriamo che dia una risposta a questi e ai tanti altri problemi aperti della città.

Zona arancione e strumentalizzazioni

Da oggi la Lombardia torna ufficialmente in zona arancione. Ovviamente la notizia rappresenta un sollievo per tutti, specialmente per le attività economiche più colpite dalle restrizioni; tuttavia, come andiamo dicendo fin dall’inizio della pandemia, il tema è così delicato che ci saremmo risparmiati volentieri tutti i balletti e le strumentalizzazioni che la Sindaca ci ha offerto in queste settimane: c’è in gioco la salute dei cittadini e su una richiesta del genere non si può scherzare, è stato giusto e doveroso attendere fino alla conferma effettiva dei dati. Invece già da settimane questa Amministrazione si è distinta per appelli ad un allentamento non suffragati da alcun numero certo: tutta l’opposizione ha chiesto alla Sindaca di fornire i dati su cui si basavano queste richieste e tali dati non sono mai arrivati, segno che la Prima cittadina non li aveva affatto. Non solo: lo stesso presidente Fontana, di fronte alla lettera a firma Casanova-Passerini che chiedeva già la scorsa settimana allentamenti per la nostra provincia, ha risposto picche. E la Sindaca è tornata a Lodi a testa bassa correggendo la sua posizione e affermando che effettivamente non era ancora il caso di abbassare la guardia.

Insomma, prima ci si erge senza alcun dato scientifico a paladini dell’allentamento delle restrizioni, poi di fronte ai diktat del livello superiore della Lega si fa marcia indietro… sicuramente non ne esce un’idea di grande serietà, in un momento in cui invece il rigore e l’approccio istituzionale dovrebbero essere doverosi. D’altronde, ad una gestione pittoresca di questa pandemia l’Amministrazione ci ha abituato fin dalla scorsa primavera, tra selfie senza mascherina e una casa di riposo abbandonata a se stessa.

Ora la situazione sanitaria va lievemente migliorando e questo è un bene per tutti, ma certo non è il caso di abbassare la guardia; e questo vale per i cittadini, ma anche e soprattutto per i nostri amministratori.