Una riflessione sul futuro del Teatro

Il Consiglio Comunale ha deliberato a fine luglio, solo con i voti della maggioranza, di affidare il Teatro alle Vigne alla società Giona che lo gestisce da parecchi anni (e sul cui operato non c’è nulla da dire, perché c’è sempre stata una buona gestione). Tuttavia già nella precedente amministrazione si era evidenziata una criticità: l’impossibilità per il teatro a partecipare a bandi europei o nazionali perché Giona è una partecipata del Comune. Pertanto, durante l’ultima campagna elettorale, tutti i candidati sindaci avevano nel loro programma la trasformazione del teatro in fondazione per permettere l’acceso a fondi esterni e quindi potenziare l’attività teatrale e anche portare sollievo al bilancio del Comune. Un obiettivo sicuramente complesso da realizzare, ma importante per lo sviluppo di quello che rappresenta uno dei luoghi della cultura più importanti della città.

Dopo tre anni questa Amministrazione, nonostante le promesse elettorali, ha partorito un topolino. A ottobre 2019, a due anni dall’insediamento, era stata indetta una selezione pubblica per individuare uno o più partner per la costituzione di una fondazione di partecipazione per la gestione del teatro: nessuna risposta è arrivata e quindi oggi si ritorna al punto di partenza e soprattutto nessuno conosce quale tipo di fondazione si ha in mente (non è secondario capire quale controllo pubblico si manterrebbe sul teatro). Forse l’assessore Maggi tentenna perché da una parte progetta una Lodi liberale, ma dall’altra preferisce che il teatro rimanga stretto solo nelle mani del suo assessorato? E’ un po’ curioso.

Probabilmente non bastava una richiesta di manifestazione d’interesse e occorreva un lavoro più approfondito per intessere relazioni e sinergie e non solo in città ma anche sul territorio.

Forse è giunto il momento di pensare alla cultura in una logica di rete tra i diversi comuni, alcuni peraltro dotati di locations interessanti anche per spettacoli teatrali ma magari di pochi fondi per la cultura. Si potrebbe accrescere la qualità e la quantità dell’offerta, realizzando economie di scala per la promozione e la comunicazione ma anche per l’organizzazione: sarebbe un arricchimento per tutto il territorio, dove Lodi potrebbe svolgere il ruolo che le compete come capoluogo.

Ma tornando alle nostre Vigne, sconcerta ciò che il vicesindaco dichiarava, ovvero che “il nuovo ente, (la fondazione), avrà la facoltà di promuovere iniziative culturali per la valorizzazione delle arti teatrali (ad esempio con la produzione locale di spettacoli), della musica, del cinema e dell’intrattenimento, sostenere progetti per la formazione professionale relativa all’attività artistica”.

thumbnail_08_11-BUM-Desenzano-660x286-cPeccato che il Teatro alle Vigne avesse già all’attivo una produzione locale con 3 spettacoli sotto la direzione di Piera Rossi (per fermarci al passato recente perché andando a ritroso troveremmo anche tanto altro): Bum ha i piedi bruciati su Giovanni Falcone, interpretato da Dario Leone, Ada la solitaria su Ada Negri, interpretato da Elsa Bossi, e Fushikaden, sul rapporto interculturale tra Oriente e Occidente da un’idea di Paolo Cacciato. Tutti hanno fatto rispettivamente a oggi 50, 20 e 6 repliche, (più quelle cancellate per la pandemia) in diverse città d’Italia. Con l’insediamento dell’Amministrazione Casanova, lo spettacolo su Falcone nel 2018 è stato rifiutato addirittura nella programmazione del teatro per le scuole per essere riammesso l’anno dopo vista la richiesta delle scuole stesse; quello su Ada Negri non è nemmeno stato preso in considerazione per le celebrazioni in onore della poetessa lodigiana mentre in autunno sarà presentato anche a Roma; Fushikaden, infine, ha vinto il primo premio al teatro No’hma di Milano ma l’assessore alla cultura ha ignorato completamente la notizia.

E poi come si può parlare di “sostenere la formazione professionale relativa all’attività artistica” quando sono state chiuse le Officine del teatro che svolgevano diversi corsi proprio in questa direzione e offrivano uno spazio interessante per le associazioni culturali? Certo non facevano il sold out, parola tanto cara al vicesindaco quando parla del teatro, ma per far crescere realtà nuove e significative occorrono tempo e pazienza e comunque anche in questi corsi c’era stata la produzione in loco di una Medea a cura di Vittorio Vaccaro.

Bastava avere la volontà di proseguire su questa linea, tanto più con un nuovo direttore artistico di grande esperienza, quale quello attuale. Ma quale idea di teatro vuole promuovere l’assessore alla cultura, oltre a cercare senza risultati di cambiarne la governance?

Carlo Rivolta, primo direttore artistico delle Vigne, aveva segnato una strada: teatro non solo come spettacolo da consumare dopo cena, ma come riflessione sulla realtà che coinvolgeva le persone mentre lo spettacolo prendeva forma e credo che molti ricordino la lettura dei testi fatta con lui seduti in cerchio sul palcoscenico in una ricerca comune ed erano soprattutto giovani. Sterile nostalgia del passato? No: solo memoria necessaria per poter fare anche meglio.

Siamo convinti, infine, che il Teatro alle Vigne avrebbe grande vantaggio se interagisse di più con i diversi soggetti che si occupano di cultura nel Lodigiano ma non solo per accogliere nel cartellone lo spettacolo dell’uno o dell’altro ma per pensare insieme su quali temi oggi, noi abitanti di questo territorio in questo tempo, abbiamo bisogno di riflettere attraverso il teatro; potrebbe interloquire con le realtà del terzo settore per capire come far conoscere il teatro, in forme adatte, a chi non lo conosce e non può permetterselo ma lo apprezzerebbe e non rivolgersi solo agli habitués degli abbonamenti, nonché aprirsi alle diverse culture che ormai abitano la nostra città.

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Un presidente inadeguato, un sindaco assente, un vicesindaco aggressivo

Durante l’ultimo Consiglio comunale prima della pausa estiva è stato dimostrato ancora una volta come il Presidente Cerri sia totalmente inadeguato al ruolo che ricopre. Il Presidente ha cercato infatti di escludere un ordine del giorno delle opposizioni, dichiarandolo inammissibile, ma senza portare all’attenzione dell’aula nessuna solida motivazione. Come già avvenuto in passato, l’unico obiettivo era quello negare il confronto democratico.

Solo il giorno precedente al Consiglio Comunale, tutti i gruppi di opposizioni avevano incontrato il Prefetto per denunciare una situazione non più tollerabile: le decisioni arbitrarie del Presidente hanno infatti pregiudicato l’agibilità democratica che dovrebbe caratterizzare “il parlamento” della città. Anche quella sera non abbiamo ceduto e dopo una sospensiva finalmente è stato riconosciuto l’errore e si è fatto dietrofront. Una questione puramente formale, si penserà, ma tali norme comuni sono proprio quelle che consentono ai gruppi consiliari di fare proposte e che garantiscono i diritti di tutti, a prescindere dal colore dell’Amministrazione temporaneamente in carica.

A fronte di questa vittoria, si è dovuto assistere alla reazione scomposta e aggressiva del Vicesindaco nei confronti del consigliere Piacentini e al comportamento di una Sindaca che si è assentata poco dopo l’inizio del dibattito dichiarando di avere un impegno istituzionale che sul momento non ha saputo specificare. Nei giorni successivi ha parlato di una cena con alcuni esponenti politici…

Insomma, pur rimanendo impegnati sui più vari temi amministrativi che interessano Lodi in queste settimane – urbanistica, viabilità, scuola, sociale, ambiente solo per citarne alcuni – teniamo alta l’attenzione sulla gestione del Consiglio Comunale, affinché possa rimanere quell’importante luogo di discussione tra le diverse forze politiche e di controllo sull’operato della Giunta che guida la città.

 

Cento giorni? Ma se non ne son basti mille!

Nel suo programma elettorale, Sara Casanova faceva una serie di promesse per i primi 100 giorni di mandato: piccoli problemi che si impegnava a risolvere entro tre mesi dal suo insediamento. Non son passati tre mesi ma tre ANNI… e non si è visto nulla di tutto ciò.
Abbiamo provato a ripercorrere, quartiere per quartiere, tutti gli impegni presi per quel primo scorcio di amministrazione: il risultato è impietoso.
Forse serve davvero l’appena nominato assessore all’attuazione del programma!
Trova qui le promesse della tua zona:

L’ennesima brutta pagina istituzionale

La ripresa dei lavori consiliari in aula dopo il lockdown ha riservato una spiacevole sorpresa. Si dovrebbe dire che siamo ripartiti con il “piede sinistro”, se non fosse che invece qui si tratta di un “piede centro-destro” anzi di un “piede liberale”… perché la brutta sorpresa riguarda un provvedimento portato in aula dall’assessore Maggi: il rinnovo dell’affidamento alla società partecipata Giona della gestione del Teatro alle Vigne.

Normalmente, quando i provvedimenti vengono portati in Consiglio, passano prima in Commissione, dove si fa una prima discussione sulla documentazione in modo da snellire i lavori dell’aula. Che cosa è successo qui? E’ accaduto che il testo portato in aula è risultato diverso da quello votato in commissione… tra l’una e l’altra è stato modificato e né il presidente della commissione Pavese né l’assessore Maggi hanno provveduto ad avvisare i consiglieri delle modifiche. E’ stato per un puro caso che il capogruppo Piacentini si è accorto delle incongruenze, altrimenti tutti i consiglieri – maggioranza e opposizione – avrebbero votato un documento diverso da quello che credevano di votare.

Un fatto inaudito, indice di mancanza di correttezza istituzionale. Colto in fallo, l’assessore non ha voluto ritirare il provvedimento e a questo punto noi, insieme alle altre opposizioni, abbiamo abbandonato l’aula, rifiutando di votarlo.

Un avanzo esagerato significa incapacità di spendere

Durante il Consiglio Comunale del 25 giugno è stato discusso il Bilancio Consuntivo 2019 del Comune di Lodi. Tramite l’approvazione di tale provvedimento, il Comune riepiloga e certifica le entrate, le spese e ciò che è “avanzato” dell’anno precedente. È un atto molto complesso, ma ricco di spunti interessanti.

Il dato politico più significativo è proprio la consistenza dell’avanzo di amministrazione: 4,8 milioni, un numero per nulla in media con gli anni di governo del centrosinistra, durante i quali gli avanzi erano solitamente di 1,2 milioni di euro. Nei tre anni di Giunta Casanova c’è stata una crescita significativa del risultato di gestione: 1,8 milioni nel 2017, 3,8 milioni nel 2018 per arrivare a 4,8 milioni nel 2019.

Ad un primo sguardo, se ne potrebbe gioire: il Comune non è in dissesto e queste risorse potranno essere usate per affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza Covid. In realtà, dietro un numero così consistente ci sono eccessive risorse chieste ai cittadini rispetto a quello che sono state effettivamente spese: per chi ha rappresentato i nostri passati amministratori come dei vampiri è un vero fallimento.

E l’eccedenza è proprio tra quelle spese cosiddette “correnti”: quelle ripetitive, quelle che entrano con tasse e tariffe e che escono con l’erogazione dei servizi. Nel campo degli investimenti, rispetto al disastroso 2018, durante il quale (è giusto ricordarlo) è stato toccato il livello più basso di risorse impegnate per le opere pubbliche degli ultimi anni, c’è stato un miglioramento. Di questo va dato merito all’Amministrazione, ma pesano in modo decisivo i ritardi accumulati negli anni passati: si pensi agli asfalti e alla difficoltà nell’arrivare alla cantierizzazione delle opere. Alcuni interventi  si trascinano da tre anni, senza che si sia nemmeno arrivati a concluderne la progettazione esecutiva.

Insomma, a tre anni dall’insediamento della Giunta Casanova, i (non) risultati e le mancate promesse sono sotto gli occhi di tutti: troppo comodo chiedere ai cittadini di aspettare gli ultimi di due anni per dare un giudizio, confidando in uno sprint finale per la campagna elettorale. Dopo tre anni di inefficienze, ritardi ed errori clamorosi il mandato del Sindaco Casanova appare inevitabilmente compromesso. Un rimpasto di Giunta – come quello appena verificatosi con l’aggiunta dell’assessore Fanfani alla squadra – non basterà.