Isola Carolina: 4 anni di errori

Quattro anni di Giunta Casanova per l’Isola Carolina hanno significato nessuna capacità di ascolto delle istanze dei cittadini, la perdita di 1 milione di fondi Cariplo e di altre possibilità di finanziamento, carente se non assente manutenzione ordinaria.
Circa 3 anni fa la Giunta Casanova candidava un assurdo progetto di riqualificazione dell’Isola Carolina ai fondi emblematici Cariplo, dopo aver lasciato il parco intonso per il primo anno di amministrazione. Si sarebbero dovuti abbattere 100 alberi per dare spazio ad un visionario cannocchiale prospettico, invece di rispondere alle reali esigenze del parco. Quella scelta ha generato una grande mobilitazione che si è tradotta nella raccolta di 10 mila firme. La testardaggine della Giunta e l’incapacità di ascoltare le necessità dei cittadini hanno quindi portato alla perdita di un finanziamento da 1 milione di euro a fondo perduto, senza considerare i costi di redazione del progetto. Da lì è partito un lungo percorso, dove di fatto non c’è stato reale confronto con la cittadinanza, e così è nato un progetto che non piace a nessuno. Il primo lotto, i cui lavori avrebbero dovuto già essere iniziati (almeno secondo gli annunci dell’Amministrazione), coinvolgerà solo una porzione dell’Isola Carolina, senza intervenire (tra le altre cose) sui temi dell’accessibilità, e sposterà i vialetti, mettendo in serio pericolo gli alberi presenti.
A coronare quattro di anni di errori e di una sostanziale assenza di manutenzione ordinaria, che nel corso del tempo hanno reso l’Isola Carolina un luogo poco fruibile, c’è stata la decisione di non partecipare al bando di rigenerazione urbana, che ha fatto perdere al Comune di Lodi la possibilità di accedere ad altri 500 mila euro di contributi regionali. Il tutto sarà pagato invece dalle casse comunali, con il Sindaco Casanova che ci ha spiegato che non si sarebbe potuto attendere altri due mesi. In effetti, con la campagna elettorale alle porte, l’attesa doveva per forza finire.

Orari degli asili nido accorciati: ecco l’attenzione alla famiglia di questa Giunta

“Attenzione deve essere posta anche ai servizi per l’infanzia, asili nido e scuole dell’infanzia, per conciliare le esigenze famigliari e l’occupazione dei genitori lavoratori. L’amministrazione dovrà pertanto incrementare gli investimenti per questo aspetto nevralgico delle politiche sociali supportando la rete pubblica di nidi cittadini”.

Non è il libro dei sogni: è il programma elettorale della Giunta Casanova, che sembrava guardare alla concretezza di un problema importante: la conciliazione dei tempi delle famiglie. E invece non è così perché è stato modificato il regolamento dei nidi d’infanzia, che chiuderanno alle 16.30, con la possibilità di arrivare fino alle 18, solo nel caso ci siano almeno 5 iscrizioni per ognuna delle fasce intermedie (16,30-17, 17-17,30 e 17,30-18). Come hanno ben già fatto presente i genitori è complicato organizzarsi senza sapere se il servizio verrà attivato perché magari non si raggiungono le 5 iscrizioni. Ma del resto non è realistico che chi lavora possa ritirare i figli alle 16.30. Può un servizio pubblico di tale importanza chiudere così presto e porre condizioni restrittive per il proseguimento d’orario? In città tutti in nidi privati chiudono alle 18.

Abbiamo chiesto in Commissione Welfare il motivo di questo cambiamento e l’assessore ha risposto che si tratta di esigenze  organizzative e non certo di bilancio. Ma cosa significa? Nessuna risposta. Lo abbiamo richiesto in Consiglio dove è stata ripetuta la stessa cosa senza farci capire di più. Oltretutto alcuni consiglieri di maggioranza per difendere la linea della Giunta si sono improvvisati esperti di pedagogia nel sostenere che i bambini non devono rimanere troppo tempo al nido perché hanno bisogno di stare in famiglia e avere una relazione educativa individuale. Al di là di queste estemporanee e risibili considerazioni ci piacerebbe conoscere come consiglieri quale tipo di progettualità, se esiste, sta dentro alle decisioni della Giunta.

Il nido Girotondo è ormai gestito da due cooperative esterne (cosa passata in sordina e appena accennata in una commissione di qualche anno fa). Il nido Carillon avrà la stessa sorte? La scelta dell’esternalizzazione potrebbe risultare inevitabile per la sostenibilità del servizio ma è necessario che sia affiancata da un coordinamento e controllo gestiti dal Comune. E’ triste che si perda il prezioso lavoro svolto negli anni passati dai servizi sociali per organizzare i nidi secondo il sistema pedagogico denominato Reggio Children, un modello ammirato, premiato e preso ad esempio a livello internazionale e che ancora oggi ispira l’organizzazione del nido Carillon ma non il Girotondo, da quanto emerge dai video di presentazione dei nidi sul sito del Comune.

In sostanza si registra da una parte il pericolo di un tendenziale passo indietro nella progettualità pedagogica dei nidi e dall’altra un inesistente investimento economico e di risorse umane per supportare la rete pubblica degli stessi, promesso in campagna elettorale e necessario alla conciliazione dei tempi delle famiglie.

Ma desideriamo conoscere il pensiero progettuale dell’assessorato al welfare e soprattutto scoprire se esiste e lo faremo con una prossima interrogazione. 

Non è una Città per giovani

Spiace constatare che, quando hanno riaperto quasi tutte le attività, le sale della biblioteca e l’aula studio di Villa Braila rimangano chiuse (mentre rimane possibile accedere al servizio prestiti). Da qui purtroppo si può capire l’attenzione dell’Assessore Maggi e della Giunta Casanova verso i giovani e la cultura: in campagna elettorale sono state fatte molte promesse con tanto di lista dedicata, ma l’Amministrazione in questi anni ha dimostrato assoluto disinteresse. L’aula studio e il servizio di consultazione della biblioteca sono stati disponibili a singhiozzo, nonostante i disagi per chi deve accedere ai documenti per motivi di ricerca, mentre Villa Braila non si può utilizzare dall’inizio della pandemia. Sono aperti i ristoranti al chiuso, i cinema, i negozi, perché non possono riaprire anche i luoghi della cultura? Non dimentichiamo che nemmeno il Teatro alle Vigne ha ripreso la programmazione: ma l’Assessore Maggi come interpreta il suo ruolo di delegato alla cultura? E il Sindaco Casanova, campionessa di promesse elettorali, non ha nulla da dire a riguardo? Prendiamo atto che l’unico interesse della Giunta è lanciare un progetto mastodontico sull’Ex Linificio, da decine di milioni di euro, quando, nel frattempo, non si permette la fruizione di un gioiello come la Biblioteca Laudense, oggetto di importanti investimenti in passato.
Non si può che prendere atto che Lodi non è una città per giovani.

Einaudi, una situazione inaccettabile

Abbiamo appreso dalla stampa, nelle scorse settimane, che sarebbe allo studio della Provincia una soluzione per l’istituto Einaudi. Da tempo ormai si moltiplicano gli appelli dei dirigenti scolastici che si sono succeduti alla guida di quella scuola, degli insegnanti e anche nostri, in quanto forze di opposizione, perché il problema davvero non è più rinviabile: dei tre plessi in cui è diviso l’istituto, i due del polo scolastico di San Bernardo sono in condizioni strutturali indegne, mentre il terzo al Cazzulani è isolato e oltretutto crea problemi di spazi alla scuola media.
L’istruzione professionale dovrebbe essere fiore all’occhiello e fulcro dell’attenzione di ogni Amministrazione provinciale, perché investire in questo settore vuol dire investire nel Lavoro per il territorio e anche nella prevenzione del disagio.
Non ci rassicura il generico “ci stiamo lavorando” del presidente Passerini, tanto più se si parla ancora di “ipotesi” rispetto agli spazi da destinare a questa scuola. Lo spostamento di un istituto non è certo faccenda da poco e se neppure si ha un’idea chiara in testa, i tempi si preannunciano lunghissimi.
Il Comune di Lodi ha messo a disposizione gli spazi dell’ex Fanciullezza, originariamente destinati ad un polo per le famiglie. Ma al di là di questa offerta non può limitarsi poi ad attendere, perché “l’affare Einaudi” non è una questione di competenza esclusiva della Provincia: qualunque soluzione riguarda inevitabilmente anche alcune scelte strategiche future per la Città di Lodi.
Dal nostro punto di vista lo spostamento al Fanciullezza non può essere assolutamente la soluzione, perché i sia pur ampi spazi di quell’edificio non consentono di accogliere tutto l’Einaudi, che si troverebbe quindi comunque spezzato su almeno un altro plesso. Si potrebbe piuttosto spostare al Fanciullezza la scuola media Spezzaferri, ma se si utilizzasse per l’Einaudi tutto il polo di San Bernardo – liberando quindi le aule occupate al Cazzulani – tale polo andrebbe comunque riqualificato da cima a fondo con un cospicuo investimento, perché le sue condizioni attuali sono davvero indecorose.
Un’alternativa praticabile sarebbe quella di spostare l’Einaudi all’ex Linificio, comodo anche per la vicinanza con le stazioni di treni e pullman; ma ciò cozza con il sogno del vicesindaco Maggi di un polo museale in quegli spazi, suggestione sicuramente interessante ma a nostro avviso esagerata rispetto alle possibilità economiche del Comune e a problemi improcrastinabili come quelli delle scuole della Città.
Terza possibilità potrebbe essere il Parco Tecnologico Padano, ma pare che lì il Comune voglia spostare uffici.
Qualunque scelta si faccia – e non ci è dato sapere quali siano le ipotesi e se realmente vi siano – l’auspicio è che non sia una soluzione di ripiego e provvisoria: la Provincia ha un presunto avanzo di 6 milioni di euro, quindi i soldi ci sono. Se il Comune mettesse a disposizione gli spazi, si risolverebbero in parallelo anche i problemi di due scuole medie e si darebbe finalmente una definizione d’uso chiara a luoghi chiave della Città oggi inutilizzati.

Fragili per Aria, un appello da condividere

Condividiamo con convinzione l’appello di tante famiglie per le vaccinazioni urgenti delle persone più fragili e dei loro caregiver: altre Regioni, come il Lazio, hanno già provveduto, ma Fontana e la sua Giunta come al solito latitano. Firmiamo e diffondiamo!

《Siamo cittadini di Regione Lombardia e chiediamo proprio a Regione Lombardia di non perdere ancora tempo prezioso. Le persone estremamente vulnerabili e i loro caregiver, secondo il piano vaccinale nazionale, devono essere vaccinate subito. Dateci il modo di farvi sapere dove siamo. Chi vive in casa, accudito dalla sua famiglia, potrebbe essere fuori dalle vostre liste. Lasciateci aderire alla campagna vaccinale. Dateci un numero verde dedicato, aprite il portale con la possibilità di inserire i codici esenzione, lasciate che prenotiamo attraverso i medici di famiglia. Non lasciate i #fragili per aria!》

✏ Firma la petizione http://chng.it/q49GmqLv4t

Giochi di potere sulla pelle degli anziani

Mentre tutti stiamo vedendo l’ennesima pessima figura della sanità lombarda, con il grande ritardo nelle vaccinazioni in Lombardia, l’ATS di Milano ha avviato un procedimento di controllo sulla Fondazione Santa Chiara. È una conseguenza dell’iniziativa della Sindaca Sara Casanova, che ancora non si arrende e prosegue a contestare l’elezione del presidente del CdA Giovanna Invernizzi. Un papocchio politico che risponde solo ad un’esigenza: la spartizione di poltrone all’interno della giunta Casanova-Maggi.

In passato l’ATS non aveva riposto quando le opposizioni avevano chiesto i motivi dei grandi ritardi sui tamponi per i degenti di Santa Chiara. Abbiamo assistito alla morte di quasi centro anziani ricoverati presso la struttura. Risposte mai arrivate anche per la segnalazione sull’osservanza dello statuto riguardo le nomine dei rappresentanti delle minoranze, fatta oltre un anno e mezzo fa.

Ora invece l’Ats, a chiamata, risponde, e decide di occuparsi delle beghe tra il vicesindaco Maggi, che fa i capricci perché non hanno eletto il suo candidato, e la sindaca Casanova, che per evitare collisioni pericolose a pochi mesi dalla fine del suo mandato decide di fare la voce grossa con il CdA di S. Chiara.

È inaccettabile assistere a questi giochetti della politica politicante, che ha come primo pensiero le poltrone e il potere, poltrone ancor più nel pieno della “terza ondata”, in  cui molti anziani devono solo sperare che non arrivi prima il Covid rispetto al vaccino che può salvar loro la vita, mentre il CdA Santa Chiara sta affrontando la difficile eredità dalla scadente gestione Sancilio, in una situazione in cui parecchi nostri concittadini sono stati mandati a Rozzano per la vaccinazione, altri non sono stati chiamati e non sanno a chi rivolgersi per chiedere informazioni, ed altri ancora non ricevono gli sms corretti dalla Regione

Come spettatori nostro malgrado di questa sceneggiata che coinvolge ora Enti extra locali, ci sentiamo di chiedere quindi a Sindaca e vicesindaco un minimo di buon senso, ossia di mettere fine a questa vicenda. Si lasci spazio oggi alla collaborazione e si decida di lavorare assieme al Consiglio di amministrazione di Santa Chiara per i nostri anziani.

Un salasso per le attività edili e per i cittadini nel mezzo di una pesante crisi economica

In Commissione Bilancio è stato discusso il regolamento per l’applicazione del Canone Unico Patrimoniale, la nuova tassa che va a sostituire la Tosap, la Cosap e l’imposta di pubblicità. All’interno di tale provvedimento, oltre ad una serie di lacune e imprecisioni, è stato inserito un salasso che andrà a colpire le attività edili e i cittadini. La Giunta ha infatti deciso di applicare la tariffa giornaliera “sine die” anche per i cantieri, mentre, nel regolamento attualmente in vigore, era prevista una riduzione del 50% a partire dal trentesimo giorno di occupazione suolo. Una vera e propria “tassa sui ponteggi”, difesa testardamente dalla maggioranza di centrodestra durante la Commissione, che colpirà significativamente il settore edilizio e le tasche dei lodigiani. Si parla di una scelta che peserebbe nell’ordine delle migliaia di euro sui costi dei cantieri, qualcosa che risulta particolarmente biasimabile se si pensa alle tante ristrutturazioni che partiranno con il bonus 110, su cui la Giunta Casanova sembra voler fare cassa in un momento di grave crisi economica. Il centrodestra doveva ridurre le tasse, ma ha cancellato solo l’imposta di soggiorno (non pagata dei lodigiani) ed ha invece aumentato le tariffe che gravano direttamente sui nostri concittadini, nel mezzo di una pandemia che ha avuto pesanti riflessi sul tessuto economico del territorio. Il tutto con buona pace della Lega “a favore delle imprese” e dei presunti liberali del lunedì sera.

“Bucato” bando regionale per opere pubbliche: 500mila euro buttati via

Ha davvero dell’incredibile, ma ancora una volta la Giunta Casanova è riuscita a superare sé stessa e a dimostrare tutta la propria inadeguatezza nella gestione amministrativa della città.

❌ Non ha partecipato a un bando regionale per interventi di “rigenerazione urbana” (scaduto il 12/03) che finanziava opere pubbliche per interventi fino a 500 mila euro. Si sarebbero potuti usare per l’Isola Carolina, facendo risparmiare ben 500 mila euro di fondi comunali già stanziati, oppure per uno dei tanti immobili nel patrimonio del Comune (Ex Asilo Garibaldi, Ex Asilo Bulloni, Ex Sede Archivio via Fissiraga, Ex Muti di via Fè ecc).

💸 Ha usato risorse proprie per la Piscina di via Ferrabini (1,4 milioni di euro) e per il rifacimento della pista di atletica (550 mila euro), quando per entrambi per gli interventi si sarebbe potuto accedere a prestiti a tasso zero tramite l’Istituto per il Credito Sportivo.

🏦 Finanzierà invece con mutuo ordinario la riqualificazione dell’Ex Linificio, per 2,5 milioni di euro.

💰 Se la Giunta avesse presentato il progetto dell’Isola Carolina e se avesse usato i prestiti del Credito Sportivo, sarebbe stato possibile attingere i fondi dalle casse comunali, facendo così risparmiare circa 160 mila euro di interessi stimati ai cittadini lodigiani.

🚮 Un bando bucato da 500 mila euro, possibilità colta da tante amministrazioni della provincia (sia di centrodestra che di centrosinistra), e decine di migliaia di euro in interessi: soldi buttati via, tutti per le scelte della Giunta Casanova.

Basta così, davvero.

Contributi alle attività commerciali: la latitanza del Vicesindaco

Sono passati diversi mesi dall’assegnazione della prima tranche di contributi a fondo perduto per le attività del Distretto del Commercio, ma il nuovo bando sembra che sarà pronto solo nelle prossime settimane. Un ritardo che la Giunta Casanova avrebbe dovuto certamente evitare, per di più se si considera che già in autunno non era stata in grado di gestire efficacemente lo stanziamento proveniente da Regione Lombardia: su una platea di 1900 negozi potenzialmente interessati pervennero solo 22 domande e di 170 mila euro a disposizione ne furono distribuiti solo 70 mila. Il tutto, peraltro, con non indifferenti costi gestione, se si pensa che per il supporto alla predisposizione e alla rendicontazione del bando si sono spesi più di 20 mila euro. Quindi, oltre al danno, la beffa: un risultato tardivo, insoddisfacente e costato più di 20 mila euro di soldi pubblici ai cittadini lodigiani. Data la grave crisi che colpisce le attività di vicinato, ci saremmo dunque aspettati più solerzia da parte della Giunta Casanova nella messa a disposizione delle risorse, invece il tempo è passato e dei 100 mila euro rimanenti non si sono più avute notizie. Il ritardo con cui i sostegni sono distribuiti, inoltre, è ancor più biasimabile ripensando alle polemiche alimentate dal Sindaco Casanova e dal centrodestra lodigiano nei confronti del precedente Governo. Si criticavano la consistenza ed i tempi di erogazione degli aiuti, eppure siamo ancora qua a discutere di risorse che sono a disposizione dell’Amministrazione dall’estate scorsa e che, in buona parte, rimangono nelle casse comunali. E, mentre proseguono gli incontri settimanali di Lodi Liberale e di Riflessioni in Comune (difficilmente distinguibili), l’Assessore alle Attività Produttive Maggi conferma la sua ormai proverbiale latitanza amministrativa, inscalfibile dalle critiche dell’opposizione e di tanti cittadini. Delle sue deleghe non se ne cura, come dimostra questo caso dei fondi del Distretto del Commercio: al netto del costante flusso di propaganda che alimenta, che ruolo svolge all’interno della Giunta Comunale?

Sostegno concreto alle associazioni e società sportive

Da oltre un anno, come tante categorie, le associazioni di diverso genere (volontariato, culturali, sociali, di settore etc.) e le società sportive stanno subendo pesantemente il colpo a causa di questa complicata situazione: diminuzione delle iscrizioni, meno sponsor e donatori che le sostengono e le possibilità di fare eventi ridotte ai minimi termini.

Sociale, cultura e sport non sempre vengono tenuti in considerazione tra le attività economiche di rilievo, eppure nei loro rispettivi mondi ci sono diverse categorie di lavoratori che con il loro operato creano ricchezza, ma soprattutto rappresentano un patrimonio inestimabile di attività, di esperienze e di servizi che portano valore aggiunto alla città. Un valore aggiunto che noi tutti possiamo toccare con mano quotidianamente, sia che si tratti di attività per i più deboli e fragili, sia che si parli di sensibilizzare sull’ambiente, di mobilità sostenibile oppure di attività per la salute fisica, senza tralasciare le iniziative che ci arricchiscono culturalmente o quelle di svago.

Siamo a conoscenza di diverse realtà che stanno facendo fatica a far quadrare i conti e rischiano di vedere depotenziato il loro raggio d’azione se non, in molti casi, di sparire.

Come istituzione è nostro preciso dovere intervenire per sostenere e rilanciare il loro lavoro.
Proponiamo quindi che nella discussione del bilancio preventivo l’Amministrazione trovi le risorse per sostenere le associazioni di vario genere presenti in città attraverso alcune semplici ed immediate idee: sconto o azzeramento dell’affitto per chi utilizza immobili di proprietà del Comune, contributi una tantum a chi non ha immobili in locazione dall’Ente, somme per spese di gestione ordinaria, aiuti diretti per iniziative ed eventi che nei prossimi mesi verranno messi in campo, finanziamenti per progetti di carattere sociale rilevante oppure richieste puntuali per avere un ristoro di spese sostenute.

Le modalità sono diverse (bandi, presentazioni di progetti, contributi diretti…), ma prima di tutto occorre la volontà politica di dedicarsi a non lasciare da sole le associazioni che operano in città.