Casa di riposo, il Comune grande assente

Durante la seduta di Consiglio Comunale del 23 novembre abbiamo ascoltato la relazione sul Bilancio d’Esercizio del 2020 della Fondazione Santa Chiara, da parte della Presidente Avvocata Invernizzi e dai vertici amministrativi dell’Ente. La nostra Casa di Riposo, in questi anni, ha affrontato un periodo di dolorosa difficoltà durante l’emergenza Covid. Nel corso del 2020, Santa Chiara è stata un luogo simbolo del lutto e della sofferenza della prima ondata della pandemia. È prima di tutto doveroso ricordare le vittime e ringraziare il personale che, nonostante la drammaticità del momento, ha garantito con il suo impegno e senso del dovere la continuità dei servizi e dell’assistenza agli ospiti.
L’impatto dell’emergenza vi è stato anche sulla situazione contabile e finanziaria della Fondazione: una perdita di esercizio di quasi un milione di euro che si è sedimenta su altre criticità strutturali, già denotate nella relazione dei revisori dei conti. Problematiche sollevate in aula anche da diversi Consiglieri Comunali, sia di maggioranza che di opposizione, giustamente preoccupati, in particolare, dalla scadenza dell’anticipazione di cassa di quasi 5 milioni di euro ottenuta dal Tesoriere. Tra le opzioni alternative per rientrare dalla linea di credito, si parla di dismissioni del patrimonio immobiliare e di una possibile riconversione di questo importo in mutuo a lungo termine. Nel frattempo, per sostenere le contingenti necessità di bilancio, negli ultimi quattro anni vi sono stati due diversi aumenti della quota di retta giornaliera: 1,5 euro nel 2018 che si sommano a 2,50 euro dallo scorso luglio per i nuovi ingressi e da gennaio 2022 per tutti. Un maggior costo totale di 1500 euro all’anno per gli ospiti e per le loro famiglie: decisioni per certi aspetti inevitabili, ma non si tratta di certo dell’unica leva finanziaria su cui si può e si deve agire. A questo proposito, un ordine del giorno proposto da diversi gruppi di opposizione (e non ammesso alla discussione per una interpretazione eccessivamente rigida del regolamento) proponeva alcune linee di indirizzo per dare nuove prospettive alla Fondazione. Se infatti, tante sono state le riflessioni riguardo alle questioni gestionali della Casa di Riposo, durante il Consiglio Comunale e, per la verità, nel corso di questi anni, nel dibattito pubblico vi è stato un grande assente: il Comune di Lodi. Un’amministrazione comunale che non sembra avere quel rapporto di stretta collaborazione che sarebbe utile e necessaria con Santa Chiara, ma che si è fatta sentire sono nell’ambito delle designazioni e nelle spartizioni avvenute negli avvicendamenti avvenuti nei suoi organi apicali. È normale che il centrodestra decida i propri rappresentanti all’interno del CDA, meno normale è che questo tema sia l’unica priorità per la maggioranza per chi guida la città; e ciò senza tornare sulle rocambolesche vicende a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni. Ma la nostra Casa di Riposo avrebbe bisogno di altro. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che interloquisca con Regione Lombardia affinché vi sia quell’adeguamento della quota sanitaria giornaliera lombarda, invariata dal 2008, per portarla al 50% previsto dalla legge. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che valuti la possibilità di erogare contributi emergenziali diretti. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che veda nella Fondazione Santa Chiara il punto di riferimento di una rete di assistenza della popolazione anziana: nel tempo crescerà per numero e necessita di servizi domiciliari e non esclusivamente ridotto alla dimensione della residenza nella struttura di via Paolo Gorini. Per fare ciò si dovrebbero ricostruire quelle relazioni fondamentali con le altre le realtà socio-sanitarie e del Terzo Settore, studiando e mettendo in atto le opportune convenzioni, che certo vedrebbero per Santa Chiara anche il dovuto e, data la situazione, sempre più utile riconoscimento economico.
Ecco, a fianco delle necessarie migliorie gestionali, dobbiamo mettere in campo un’adeguata azione politica, con cui si rinsaldi il rapporto tra il Comune e la Fondazione: un legame che dovrebbe essere il punto di riferimento di una diramazione di enti che, insieme, rispondano alle esigenze dei Lodigiani. Ci si augura che a tale proposta si possa dare effettivamente seguito, anche se in potenziale contrasto con la decisione della Giunta di Lodi di aderire all’Azienda Speciale del Basso Lodigiano: una scelta che risulta spiegabile solo se si guardano i colori delle amministrazioni coinvolte.
Uno dei tanti fronti su cui bisognerà cambiare direzione.

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