Contributi alle scuole paritarie e alunni non residenti: facciamo chiarezza

E’ risaputo che le scuole paritarie scontano un’anomalia tutta italiana perché negli altri paesi europei, tranne la Grecia che ci fa compagnia, lo Stato paga le spese del personale e in parte anche i costi di gestione per assicurare vera parità tra gli alunni e abbattere il costo delle rette. (in alcune regioni tedesche e non solo le scuole cosiddette private sono gratuite). La riforma Berlinguer aveva iniziato un cammino virtuoso affermando che le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e sono a pieno titolo nel sistema scolastico nazionale. L’ex ministro, intervistato nel marzo del 2020 a 20 anni dalla Legge 62, ha ribadito che “la scuola è una, una sola. E chi la gestisce è del tutto secondario: statali e paritarie sono pubbliche, il sistema nazionale di educazione è uno solo e obiettivo prioritario dello Stato è espanderlo”.
E’ a causa di questa anomalia che genera un’annosa questione, che le scuole paritarie devono far pagare rette spesso molto alte e frenare il loro sviluppo e soprattutto non garantire una piena e libera scelta da parte dei genitori. Nel nostro Comune, dove le scuole paritarie svolgono un ruolo di necessaria sussidiarietà esiste da tempo una convenzione per erogare contributi alle scuole dell’infanzia e primarie paritarie e in questi giorni il rinnovo di questa convenzione per altri 3 anni ha visto dei cambiamenti che voglio porre all’attenzione perché presentano delle criticità.
Innanzitutto è stata tolta la clausola per la quale la scuola poteva finalizzare un importo del contributo comunale, dal 5% al 15%, per alunni che versano in situazione di bisogno e avrebbero bisogno della gratuità. Sappiamo come spesso ci sono genitori che faticano a trovare posti liberi nelle scuole dell’infanzia pubbliche e non si possono permettere di pagare una retta per le paritarie. Si poteva generare un rapporto virtuoso con gli stessi servizi sociali per inserire questi bambini nelle scuole paritarie senza pagare nulla.
In secondo luogo la nuova convenzione stabilisce che una parte del contributo (5% per due anni e al 10% per il terzo anno) sarà ripartita – dice l’assessore Molinari in Commissione – “”in favore degli alunni residenti” perché questa percentuale “sarà calcolata suddividendo l’importo residuale tra tutti bambini residenti in Lodi e a ogni scuola verrà riconosciuta in misura proporzionale rispetto al numero dei residenti” (art. 5).
In pratica le scuole paritarie che hanno più residenti in Lodi riceveranno una sorta di premialità rispetto alle altre che avranno una penalizzazione. Ora inserire una differenza tra alunni residenti e non è del tutto legittimo come avviene per il costo di altri servizi, rispetto al fatto che i contributi alle scuole derivano dalle tasse dei residenti, anche se bisogna sempre ricordare la funzione di capoluogo che Lodi esercita che comporta spesso l’iscrizione di non residenti i cui genitori lavorano in città e necessitano di conciliare i tempi della famiglia. E non sono pochi.
Ma c’è un grosso equivoco perché il contributo non è dato agli alunni ma alla scuola per il suo funzionamento e l’abbattimento generalizzato delle rette quindi in nessuno modo gli alunni residenti vengono favoriti rispetto agli altri. Di fatto l’intera scuola riceve di meno se ha molti non residenti e quindi indirettamente sono sfavoriti tutti indistintamente.
Da ultimo è palese che si tratta di una strana premialità perché una scuola non ha nessun merito per il fatto di avere un numero più o meno alto di residenti. Ad esempio se una scuola è vicina all’ospedale avrà un discreto numero di bambini, figli di genitori non di Lodi che lavorano nella sanità. E poi quali sono le scuole paritarie che saranno penalizzate? Non saranno magari quelle che hanno meno risorse e cioè le scuole che hanno solo l’infanzia? Quelle che hanno anche la primaria ricevono pure il contributo per la scuola primaria. Non si capisce quindi perché l’assessore sostenga questa modifica in favore dei residenti.
Vorrei poi osservare che è stata abolita la commissione paritetica dove presenziavano consiglieri di maggioranza e di opposizione per il controllo dell’erogazione dei contributi. Il motivo – dice l’assessore nella stessa Commissione, è perché “non è congruo sottoporre a un controllo politico un atto gestionale”. Credo che parlare di incongruità sia eccessivo perché non c’è nessun divieto a favorire la partecipazione politica. Non vorremmo fosse una scelta che va nella direzione di tacitare i momenti di legittima partecipazione, in nome di una discutibile semplificazione.
E’ avvenuta una cosa simile per i nidi: è stato abolito il comitato di gestione, organismo certo diverso dalla suddetta commissione paritetica ma guarda caso la giustificazione è stata la stessa; la formazione delle graduatorie dei nidi è un atto gestionale e non politico e quindi non necessita del comitato di gestione dei genitori.
Se queste modifiche alla convenzione con le scuole paritarie nascono dall’intenzione condivisibile di fare una differenza tra residenti e non, come avviene per le mense, per lo scuolabus, ecc. , e lo vogliamo credere, nei fatti non sarà così. Occorreva ipotizzare un’altra strada più idonea a meno che non si intenda solo propagandare una politica del “ prima i lodigiani” ma non lo vogliamo credere. E comunque anche così fosse, il risultato non sarà per nulla un favore dei cittadini residenti.

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