Archivio storico: un capolavoro di improvvisazione

È vero, potrà non sembrare ai più un tema prioritario rispetto alla manutenzione delle strade o alla gestione dei rifiuti, ma ritenere l’Archivio Storico una questione di serie B è il frutto di un pregiudizio profondamente errato: di fatto, non è altro che il riflesso locale della sterile polemica nata sui social per le risorse ingenti investite a Parigi per il rifacimento di Notre Dame dopo l’incendio delle scorse settimane, risorse che molti hanno scritto che potevano essere utilizzate in modo più sensato per combattere la fame o la povertà nel mondo. Come se i due temi fossero paragonabili, come se la nostra Storia non contribuisse in qualche modo a definire ciò che siamo e quindi a indicarci la direzione da prendere.

Non solo: la vicenda della chiusura sine die dell’Archivio a Lodi è anche un’immagine lampante dell’approssimazione e dell’assenza di programmazione che guidano ogni azione di questa Giunta. Ricapitoliamo: nello scorso autunno, visto il trasferimento dell’archivista, vengono ridotti gli orari di apertura dell’Archivio Storico di via Fissiraga. Nelle settimane seguenti si fa avanti l’associazione ArchiviAmo, che mette a disposizione due giovani archiviste con un contratto fino a luglio. In aprile, di punto in bianco, l’assessore Maggi annuncia che invece l’Archivio verrà chiuso del tutto, in attesa degli adeguamenti antincendio. E le ragazze vengono lasciate a casa (in realtà l’associazione si è impegnata a continuare a pagarle comunque fino a luglio).

La necessità dei lavori era nota da tempo, come è chiaro che tutti i locali pubblici – dal teatro, alle scuole, al palazzetto dello sport – hanno bisogno di adeguamenti costanti. Cosa si fa, si chiude tutto? Oltretutto, prima di prevedere lo stop per una realtà di questo tipo (bloccando così, tra l’altro, lavori di tesi e di ricerca), si presuppone che si pensi almeno ad una soluzione alternativa per collocare i materiali e per garantirne la fruizione: si tratta di 3 km e mezzo di carte, alcune risalenti anche al Trecento, mica di due plichi da infilare in qualsiasi armadio!

Invece, nulla. Prima si chiude tutto, poi si pensa alle soluzioni. Soluzioni per le quali, tra l’altro, non sono state stanziate risorse a bilancio. Insomma, un “pasticciaccio”, un capolavoro di improvvisazione.

A ciò si aggiunge lo sfratto dell’ILSRECO, l’Istituto Lodigiano per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, che secondo il Sindaco “non rientra tra le competenze comunali”. Un segnale ancora più evidente che coltivare il passato per immaginare il futuro non rientra proprio tra gli orizzonti di pensiero di questa Amministrazione.

 

 

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