Una città sempre più chiusa

Una città sempre più chiusa: è questa l’impressione più evidente che si ricava dal Documento Unico di Programmazione esposto dal Sindaco in Consiglio comunale.

Una città chiusa all’ascolto: il caso dell’Isola Carolina, che ci ha portato a perdere 1 milione di fondi emblematici della fondazione Cariplo per l’impuntatura dell’Amministrazione sul taglio degli alberi, ne è il caso più emblematico. Sarebbe bastato ascoltare le richieste della gente e modificare il progetto per dare l’idea di un percorso condiviso e ottenere quel consistente finanziamento. D’altronde, “ascolto” non sembra in alcun modo una parola cara a questa Giunta: i lavori del Consiglio comunale procedono a rilento, le interrogazioni e le mozioni da noi presentate non vengono trattate e le domande che poniamo non hanno mai risposta.

E che dire dei ragazzi di Friday for Future, che lo scorso 15 marzo chiedevano un dialogo con l’Amministrazione sui temi ambientali e che non si sono visti neppure aprire le porte del Broletto? E di un dialogo ci sarebbe stato proprio bisogno tra l’altro, visto che in materia ambientale questa Amministrazione non brilla: la raccolta differenziata è diminuita dal 73 al 72% a fronte di un aumento della TARI che ricade sulle famiglie, mentre sul pedibus per limitare la congestione di traffico intorno alle scuole non c’è altro che qualche vago progetto senza gambe.

Una città chiusa alla progettualità: la Ferrabini è ancora chiusa, quando tutta la campagna elettorale dell’attuale maggioranza è stata costruita sulla sua riapertura immediata. Non solo: i soldi per il rifacimento del sottopasso della stazione sono stati spostati sulla piscina e il risultato, oggi, è che la piscina è chiusa e il sottopasso è rinviato sine die. Un vero capolavoro!

Sempre in materia di progettualità, vogliamo ricordare gli asfalti estivi messi in cantiere ad ottobre, a scuole aperte, con la congestione di traffico che ne è seguita?

Nessuna notizia, poi, di alternative a Sogir, le conseguenze della cui chiusura si sono già concretamente manifestate: il frazionamento dei sistemi di gestione dei rifiuti nel territorio, l’impossibilità di realizzare economie di scala, la fine di un possibile modello di economia circolare nel Lodigiano, quindi di un ciclo virtuoso di recupero e riciclo dei rifiuti.

E ancora: una città chiusa all’università. Al di là dell’aspetto abitativo, non c’è nessuna proposta da parte dell’Amministrazione per cogliere l’opportunità dell’arrivo di tanti studenti e per inserirli nel tessuto cittadino, con tutti i risvolti positivi che ciò potrebbe avere sia per le attività commerciali che per la vita culturale e aggregativa della città.

Una città, infine, chiusa proprio fisicamente: si abbassano le saracinesche del Comune per tre giorni a settimana, gli orari di apertura al pubblico degli uffici dell’Ente diminuiscono.

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