Rilanciare una città… con un mulo

È passato solo un anno dall’insediamento della nuova Amministrazione e dal punto di vista culturale Lodi appare sempre più spenta, triste, chiusa in se stessa.

C’erano due grandi manifestazioni che ogni anno sprovincializzavano la città, offrendo un respiro più ampio al nostro sonnolento territorio: una era la rassegna culturale di maggio (i Vizi Capitali, poi i Comportamenti Umani e infine Generare Futuro), che l’assessore Maggi ha deciso di eliminare del tutto; l’altra è il Festival della Fotografia Etica, che continua a svolgersi ma solo grazie all’instancabile lavoro dei volontari che lo animano. Sono infatti stati tagliati tutti i contributi all’evento, in base al presunto principio liberale per cui anche la Cultura o si autosostiene, o non è.

Ma c’è un problema di fondo: una città non è un’azienda e non tutto può sostenersi sulle proprie gambe. Quando non si dà linfa alle realtà organizzate che animano un territorio, il rischio è che sopravvivano solo quelle in grado di generare un ritorno economico immediato e che si spengano invece tutte quelle piccole iniziative, valide e preziose, ma prive di un guadagno direttamente “monetizzabile”.

È il caso di molte associazioni di volontariato, che in barba al principio di sussidiarietà si sono viste private degli spazi in cui organizzavano attività per la cittadinanza perché non in grado di pagare l’affitto dei locali. Il caso più eclatante è stato quello del CLAM, che da dieci anni animava i locali dell’ex Linificio organizzando eventi e concerti per i giovani, ma gli esempi sarebbero numerosi.

Intanto si spengono anche gli altri luoghi che creavano aggregazione o cultura: il parco del Belgiardino ha oggi l’ingresso a pagamento, fatto che lo rende inaccessibile a molte famiglie; il Teatro alle Vigne ha rinnovato la propria gestione e non è al momento chiaro se tutte le iniziative che lo avevano rilanciato (le Officine del Teatro, le produzioni che valorizzavano gli artisti emergenti) verranno mantenute.

Anche dal punto di vista turistico, ancora nulla è stato fatto a parte abolire l’imposta di soggiorno, promessa elettorale fatta agli albergatori che non porta alcun vantaggio ai cittadini di Lodi. Per il resto la manutenzione della cattedrale vegetale scarseggia e la sua illuminazione artistica non è ancora stata realizzata; ma soprattutto, l’iniziativa di punta per attirare i visitatori in città al momento sembra essere… l’avveniristico carretto trainato dai muli. Una trovata fuori dal tempo, pubblicizzata in pompa magna col nome di Cunusem ca’ nostra e la nostra Ada, che sembra proiettare Lodi indietro di cinquant’anni rispetto al fermento e alla voglia di futuro che si respirano nel capoluogo lombardo, a così pochi chilometri da noi.

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