Quel finanziamento a FdI e l’ipermercato all’ex Consorzio

Questo lo scioccante articolo uscito su L’Espresso lo scorso 21 dicembre, che ancora una volta ha portato Lodi sotto i riflettori della cronaca nazionale.

E bisogna proprio dirlo: un finanziamento di 50.000 euro è un argomento più solido a favore del progetto all’ex Consorzio di quelli che si sono sentiti in Consiglio comunale e letti nei manifesti fatti appendere per la città. Non possiamo esimerci dal chiedere immediati chiarimenti all’Amministrazione comunale su questa vicenda che ha visto nell’ordine: forzature sui tempi, forzature delle regole, dichiarazioni pubbliche di “avere fretta” di concludere l’iter, diniego di accesso agli atti e, infine, la recente notizia di finanziamenti contestuali a una componente della maggioranza, il partito Fratelli d’Italia.

Finanziamenti legali perché rendicontati al Parlamento, ma quantomeno bizzarri e inopportuni: è un caso che Fratelli d’Italia abbia promosso una raccolta firme a sostegno dell’operatore privato, proprio mentre beneficiava di contributi erogati dalla società immobiliare a livello nazionale? Ci sono altri finanziamenti di cui il centrodestra deve dare notizia? È un puro caso che la prima tranche da 25 mila sia stata erogata il 21 settembre, proprio un giorno dell’approdo in aula del provvedimento di adozione?

Alla luce dei nuovi fatti emersi, è doveroso che il Sindaco Casanova e il Vicensindaco Maggi, coloro i quali hanno portato avanti il progetto in barba alle tante proteste dei cittadini, rispondano senza lasciare ombra alcuna. Si faccia chiarezza una volta per tutte, con tempestività e con piena trasparenza nei confronti dei lodigiani.

Ipermercato all’ex Consorzio, accesso ai documenti negato

Da parte dell’amministrazione è arrivato un inspiegabile diniego ad una normale richiesta di accesso agli atti da parte dell’Opposizione per avere copia di tutte osservazioni al PII ex consorzio agrario, presentate e protocollate dai cittadini, quindi atti pubblici e insostituibili.  Le principale motivazione addotta è per “evitare possibili condizionamenti all’attività degli organi collegiali, soprattutto politici”.

Le osservazioni sono proposte, spunti, modifiche che la cittadinanza ha ritenuto opportuno presentare prima che il progetto per un nuovo ipermercato venga approvato. Ci chiediamo come sia possibile che, avendo copia di documenti presentati da liberi cittadini, non certo atti coperti da segreti di stato, si possa interferire con attività istruttorie svolte dagli organi competenti. Stanno nascondendo qualcosa? Perché, ancora una volta si negano i diritti ai consiglieri comunali? Come ci tutela il presidente del consiglio comunale? Tutte domande a cui chiediamo una risposta perché la questione è grave e non è minimamente ammissibile.

Insieme a tutte le forze di Opposizione, continueremo ad insistere per far valere i nostri diritti affinché nulla di indefinito rimanga nella gestione di un progetto così invasivo per la città.

Il tema della pace e il silenzio della Maggioranza

Il Coordinamento nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani ha proposto in diverse Città, in occasione del 75esimo anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, un ordine del giorno da portare all’attenzione e alla votazione dei Consigli Comunali per chiedere una serie di impegni da rivolgere a governo e parlamento italiano ed europeo: tali impegni vanno dalla richiesta di sostenere l’impegno dell’ONU per raggiungere il cessate il fuoco globale, ad una spinta al processo di democratizzazione dell’ONU stessa affinché istituisca un’assemblea consultiva con rappresentanti della politica e della società civile dei Paesi membri, all’adesione alla Marcia Perugia Assisi nel 2021.
Ma soprattutto – impegno locale, concreto e tangibile – si chiedeva all’Amministrazione di promuovere in Città iniziative rivolte alle scuole per la sensibilizzazione ai valori della giustizia e della pace.
Tutta la maggioranza, nel Consiglio comunale del 16 dicembre, ha votato contro l’ordine del giorno. Per quale motivo? Non lo sappiamo, perché nessun consigliere è intervenuto a motivare il suo voto, come pure la sindaca e neppure gli assessori alla cultura e all’istruzione che potevano essere più direttamente coinvolti hanno speso una parola per dire come la pensavano.
Questo significa non avere rispetto per il Consiglio Comunale come luogo del confronto democratico.
Questo significa non avere rispetto per i consiglieri dell’opposizione e ritenerli degni solo di un silenzio arrogante.
Possiamo dire che alla maggioranza consiliare non interessano i temi della pace e della giustizia? Non ci è dato saperlo, perché non hanno aperto bocca. Eppure il senatore Augussori quando era presidente del Consiglio Comunale aveva tanto sottolineato la presenza della bandiera del Tibet da lui voluta all’ingresso della sala consigliare come simbolo di difesa dei diritti umani. Eppure il vice sindaco ogni lunedì si impegna a diffondere la cultura liberale nella nostra città.
E comunque possiamo anche ammettere una posizione contraria all’ordine del giorno da noi presentato e la rispettiamo come si fa nei contesti democratici, ma quello che non possiamo ammettere è l’assoluta scortesia istituzionale delle bocche cucite che non riescono nemmeno a dibattere un’opinione contraria.
Scriveremo per le giovani generazioni delle nostra città che nel 2020 c’erano degli amministratori che un giorno sventolavano la bandiera dell’UNICEF (peraltro organizzazione dell’ONU ) e il giorno dopo ritenevano di ignorare un impegno legato proprio agli obiettivi dell’ONU.

Scalinata Federico II: 4 anni per riaprirla

La Scalinata Federico II è tornata finalmente percorribile a quasi quattro anni dalla chiusura, avvenuta a febbraio 2017.

Una vicenda in cui la Giunta Casanova ha dimostrato tutta la propria inefficienza: a settembre del 2017, l’Assessore Rizzi ne annunciò infatti la riapertura entro l’anno. Si susseguirono quindi sopralluoghi dell’Amministrazione e pareri della Commissione per il Paesaggio (addirittura in contraddizione tra loro), ma non ci fu nessuna apertura.

Più di recente, dopo quasi tre anni dalla promessa della Giunta, è stato il Vicensindaco Maggi ad intervenire quest’estate, annunciando i lavori entro la seconda metà di giugno, in realtà iniziati mesi dopo.

Tante, nel frattempo, sono state le proteste dei cittadini e gli interventi delle opposizioni consiliari, che hanno chiesto a gran voce una soluzione per la l’importante passaggio che collega la zona Laghi e il centro di Lodi, un problema intricato che interessava diversi enti. Troppe sono state le vane promesse, mentre il disagio che veniva subito dai cittadini era solido e reale.

Inoltre, spiace che ci si lanci in dichiarazioni che lasciano il tempo trovano: come si può considerare la riapertura della Scalinata come “un punto di partenza per una futura valorizzazione dal punto di vista storico e culturale”, come ha detto il Vicensindaco? Guardiamo ai fatti: la Giunta rimanda sin dal suo insediamento i lavori di restauro e consolidamento delle mura di Piazza Zaninelli e la nuova cabina, non certo un colpo d’occhio nel contesto suggestivo in cui è inserita, è lì da vedere. In un vecchio parere della Commissione per il Paesaggio, se ne era ipotizzato il rivestimento con mattoni di recupero simili a quelli presenti in loco: forse non è la soluzione ideale, ma sarebbe comunque migliorativa rispetto all’assetto odierno.

Visto che la maggioranza di centrodestra sembra si sia ridestata con l’avvicinarsi delle elezioni, speriamo che dia una risposta a questi e ai tanti altri problemi aperti della città.

Zona arancione e strumentalizzazioni

Da oggi la Lombardia torna ufficialmente in zona arancione. Ovviamente la notizia rappresenta un sollievo per tutti, specialmente per le attività economiche più colpite dalle restrizioni; tuttavia, come andiamo dicendo fin dall’inizio della pandemia, il tema è così delicato che ci saremmo risparmiati volentieri tutti i balletti e le strumentalizzazioni che la Sindaca ci ha offerto in queste settimane: c’è in gioco la salute dei cittadini e su una richiesta del genere non si può scherzare, è stato giusto e doveroso attendere fino alla conferma effettiva dei dati. Invece già da settimane questa Amministrazione si è distinta per appelli ad un allentamento non suffragati da alcun numero certo: tutta l’opposizione ha chiesto alla Sindaca di fornire i dati su cui si basavano queste richieste e tali dati non sono mai arrivati, segno che la Prima cittadina non li aveva affatto. Non solo: lo stesso presidente Fontana, di fronte alla lettera a firma Casanova-Passerini che chiedeva già la scorsa settimana allentamenti per la nostra provincia, ha risposto picche. E la Sindaca è tornata a Lodi a testa bassa correggendo la sua posizione e affermando che effettivamente non era ancora il caso di abbassare la guardia.

Insomma, prima ci si erge senza alcun dato scientifico a paladini dell’allentamento delle restrizioni, poi di fronte ai diktat del livello superiore della Lega si fa marcia indietro… sicuramente non ne esce un’idea di grande serietà, in un momento in cui invece il rigore e l’approccio istituzionale dovrebbero essere doverosi. D’altronde, ad una gestione pittoresca di questa pandemia l’Amministrazione ci ha abituato fin dalla scorsa primavera, tra selfie senza mascherina e una casa di riposo abbandonata a se stessa.

Ora la situazione sanitaria va lievemente migliorando e questo è un bene per tutti, ma certo non è il caso di abbassare la guardia; e questo vale per i cittadini, ma anche e soprattutto per i nostri amministratori.

Una proposta per i commercianti totalmente ignorata dalla Giunta

Ottomila buoni natalizi, finanziati con l’avanzo di bilancio, per incentivare gli acquisti dei Lodigiani nei negozi della Città: questa è la proposta che, come Partito Democratico, abbiamo presentato alla Giunta ormai quasi un mese fa in vista del Natale e che purtroppo, però, è stata completamente ignorata.

Dicembre sarà un mese difficile e questo Natale non sarà certo come tutti gli altri. Eppure arriverà e con lui, nelle settimane precedenti, il momento degli acquisti. Il rischio, in questa congiuntura, è che tanti scelgano di comprare online, per comodità e per esigenze di risparmio. I commercianti tuttavia sono una categoria pesantemente colpita dai risvolti economici dell’attuale emergenza sanitaria. E allora ci siamo chiesti che cosa potesse fare concretamente l’Amministrazione locale per supportarli in questo momento.

L’idea è arrivata dall’ascolto di iniziative simili svoltesi in diverse città italiane ed europee. Il Comune di Lodi ha ancora a disposizione per quest’anno un avanzo di bilancio di circa 1,8 milioni di euro: la nostra proposta era quella di immetterne 80mila sul mercato sottoforma di buoni da 10 euro. Il meccanismo sarebbe semplice: per un acquisto in un negozio della Città di almeno 25 euro nel mese di dicembre, si riceverebbe un buono da 10 euro da spendere in un altro negozio lodigiano, sempre per un acquisto di almeno 25 euro. L’acquirente così, per due regali, spenderebbe 40 euro anziché 50, perché gli altri 10 sarebbe “pagati” dal Comune, e si sentirebbe incentivato a comprare in Città i suoi regali natalizi.

Con 8000 buoni da 10 euro, capaci ciascuno di generare due acquisti da 25 euro, si potrebbe generare un volume di acquisti in Città di almeno 400mila euro. L’iniziativa, dove è stata sperimentata, ha dinamizzato il commercio locale con un effetto “moltiplicatore” evidente, più utile di qualsiasi sussidio diretto.

In questi mesi la Giunta ha sempre cercato di scaricare altrove le responsabilità, ma noi crediamo invece che ogni livello di governo debba sentirsi chiamato a fare la propria parte.  80mila euro, su quasi 2 milioni di avanzo, sono una cifra assolutamente ragionevole e quindi abbiamo sottoposto la proposta alla Sindaca con spirito costruttivo. A distanza di un mese e con il Natale ormai alle porte, non ha neppure risposto alle nostre e-mail: questo è l’approccio istituzionale di questa Amministrazione e questa l’attenzione alle proposte fatte nell’interesse dei commercianti della nostra Città.

Teatro alle Vigne: chiuso… non per covid

La chiusura dei teatri a seguito dell’emergenza covid rappresenta una ferita per tutti coloro che hanno a cuore la Cultura; ma la verità è che, se anche nel corso di quest’anno ad un certo punto le misure restrittive fossero state allentate e si fosse potuti tornare in scena… il Teatro alle Vigne sarebbe rimasto chiuso lo stesso, come lo è ormai da quasi un anno, e non per covid: dopo aver nascosto alla città la notizia che lo scorso 14 gennaio, a seguito di un sopralluogo dei Vigili del Fuoco, il Prefetto aveva imposto la chiusura del teatro, il Vicesindaco Maggi cerca ora di coprire i clamorosi ritardi con cui sono stati disposti gli interventi minimi necessari per adeguare la struttura. A smentirlo sono gli stessi provvedimenti adottati in questo mese di novembre, che raccontano tutta un’altra storia. Tra il 2 ed il 9 novembre, infatti, sono stati affidati 5 incarichi per interventi presso le Vigne, 3 dei quali relativi a prescrizioni impartite nel verbale redatto dai Vigili del Fuoco il 7 gennaio, il cui rispetto era quindi indispensabile per consentire lo svolgimento di attività in teatro. Per la precisione, si tratta del collaudo statico del palcoscenico e del graticcio soprastante e della riparazione della centrale di rilevazione fumi, lavori non particolarmente complicati né costosi (complessivamente meno di 14.000 euro), che l’Amministrazione ha però trascurato, arrivando anche qui (come sulla maggior parte delle questioni) in ritardo. La chiusura forzata da fine febbraio a causa dell’emergenza sanitaria si è quindi sovrapposta ad una situazione che era già fuori regola, anche se nessuno nell’Amministrazione Comunale ha ritenuto di doverne informare i lodigiani. Per di più, l’informazione è stata taciuto in più occasioni istituzionali, in particolare durante una commissione tenutasi a luglio che aveva a tema proprio il teatro. Il guaio è che tutti questi mesi, compresa la pausa estiva, non sono bastati per rimettersi in careggiata ed il nuovo stop alle attività teatrali deciso dal Governo alla vigilia delle aperture stagionali ha fornito al Comune un perfetto alibi, che la gestione delle Vigne si è peraltro affrettata a sventolare agli occhi dell’opinione pubblica, con un comunicato che a posteriori sa di urticante e beffarda presa in giro. E non è finita, perché gli altri due incarichi recentemente assegnati (anche se non direttamente conseguenti al verbale dei Vigili del Fuoco) confermano le negligenze e la trascuratezza dell’amministrazione nei confronti del Teatro. Uno, relativo al rilievo dello stato di fatto ed alla dichiarazione di rispondenza dell’impianto elettrico, è arrivato dopo quasi 5 mesi dalla relazione del responsabile del procedimento (20 giugno/9 novembre); l’altro, riguardo la manutenzione periodica di impianti, macchine e attrezzature scenotecniche, è stato deciso dopo che i termini di validità delle certificazioni precedenti erano già scaduti (per cui, se anche i teatri non fossero stati chiusi dai provvedimenti governativi, alle Vigne non si sarebbero potute tenere rappresentazioni). Da diverso tempo ascoltiamo rivendicazioni di meriti inesistenti sulla messa a norma del Teatro e accuse di presunta trascuratezza da parte del centrosinistra. In realtà, le precedenti amministrazioni hanno investito quasi un milione di euro tra il 2008 e il 2016 sul Teatro alle Vigne, di cui più di 500 tra il 2010 e il 2015 sull’adeguamento, mentre la Giunta Casanova in tre anni e mezza sta facendo fatica a portare a termine le ultime rifiniture, per di più tacendo la verità.

L’ennesimo pasticcio di un’Amministrazione incapace

La Fondazione Banca Popolare ha citato in giudizio il Comune di Lodi per inadempienza nella rendicontazione delle somme ricevute in donazione per il progetto della Facoltà di Veterinaria. Questa è solo l’ultima dimostrazione dell’incapacità dell’Amministrazione Comune nel gestire le varie questioni che interessano la città. Un’inadeguatezza che, ancora una volta, può avere conseguenze nefaste: la Fondazione chiede infatti la restituzione di 495 mila euro già erogati e la risoluzione dall’obbligo di versare i successivi 255 mila euro. Si rischia quindi una perdita totale di 750 mila euro, a cui si aggiungono 20 mila di euro di spese legali (già impegnate) per resistere in giudizio. Se veramente fosse accertato quanto denunciato dalla Fondazione, sarebbe un errore imperdonabile da parte dell’Amministrazione. Oltre ai possibili effetti di tale omissione nella rendicontazione, il fatto rimane grave già di per sé, perché un evento simile segna il deterioramento dei rapporti tra il Comune di Lodi e uno degli attori più importanti e radicati della nostra città, che negli anni ha sostenuto progetti di associazioni, enti locali, reti di solidarietà. Insomma, un vero pasticcio che si somma alla lunga serie di disastri infilati dalla Giunta Casanova: la perdita di un finanziamento da 1 milione di euro della Fondazione Cariplo per l’Isola Carolina, lo sperpero in spese legali per le cause con i lavoratori e per il regolamento “mense”, una vicenda vergognosa che ha raggiunto persino le pagine del New York Times. Da parte del Sindaco Casanova attendiamo delle parole di chiarezza ed una assunzione di responsabilità.

Manovra di bilancio: nulla per i cittadini

La manovra che sarà discussa nel Consiglio Comunale di mercoledì 2 dicembre conferma, purtroppo, i timori che avevamo già espresso mesi fa. A poche settimane dalla chiusura dell’esercizio, infatti, il Comune ha ancora un avanzo di 1 milione e 600 mila euro, senza che in questa manovra ci sia un euro per forme specifiche di sostegno al tessuto socioeconomico della città. 

A fronte delle minori entrate dovute all’emergenza Covid, nel corso del 2020 il Comune di Lodi ha potuto disporre di ingenti trasferimenti da parte del Governo (ad oggi 6 milioni e mezzo di euro) e di un cospicuo avanzo dell’anno scorso. Con queste premesse, l’intervento più significativo d’aiuto alle famiglie e alle imprese è stato il taglio della Tari, i cui effetti si vedranno però solo tra gennaio (quando si avranno sconti o l’azzeramento della terza rata) e addirittura l’estate del 2012, quando ci saranno le restituzioni del 50% già pagato dalle attività produttive quest’anno. Insomma, il Sindaco Casanova ha chiesto immediatezza nell’arrivo dei ristori governativi, ma sono proprio quelli del Comune di Lodi che tardano ad arrivare.

A partire dalla prima metà dell’anno abbiamo avanzato diverse proposte, tra cui il taglio dell’imposta di pubblicità (interamente pagata a giugno dei commercianti) e dell’addizionale Irpef. Di nuovo nelle ultime settimane abbiamo chiesto contributi per le società sportive e le imprese, l’aumento delle risorse dedicate alle esenzioni della Tari per le famiglie e l’erogazione di buoni da utilizzare nelle attività e nei negozi di vicinato. Avvicinandosi alla fine dell’anno, sempre minori sono le possibilità di mettere in campo queste misure, mentre sempre maggiore è il rischio che il Comune, che beneficerà di altri trasferimenti da parte del Governo (nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro), chiuda il bilancio con un avanzo eccessivo ed inopportuno.