Qualche riflessione sul bosco all’Isolabella

Nelle ultime settimane si è parlato molto del bosco che troverà dimora nella zona dell’Isolabella. Se degli alberi saranno piantati e cresceranno, non si potrà che gioire. Può essere però utile aggiungere qualche elemento di valutazione per andare oltre alla mera positività della “buona notizia” e per inquadrare meglio la questione.
L’Isolabella è nelle disponibilità del Comune e quindi può essere valorizzata grazie ad una scelta fatta dall’allora Sindaco Ferrari, il quale fece uno scambio di aree. A causa di quella scelta lungimirante Aurelio Ferrari ha subito un procedimento giudiziario durato sette anni e che si è concluso con una piena assoluzione.
Le piantumazioni sono delle compensazioni dovute alla realizzazione della centrale Sorgenia di Bertonico e servono appunto a “compensare” l’inquinamento prodotto dall’impianto termoelettrico. Meglio avere compensazioni che non averne, ma il saldo è negativo o al massimo neutro. E la Giunta Casanova aveva solo un compito: scegliere un’area. Non ha dovuto fare altro.
Urbanisticamente questa decisione potrebbe presentare delle criticità: il parco ha trovato nuova vita durante la pandemia ed è stato molto vissuto, cosa che la nuova conformazione non permetterà in futuro. Inoltre, un bosco rischia di fungere da ulteriore divisione tra la città e la zona del ponte della tangenziale, nota come molto delicata. Sarà dovere dall’Amministrazione vigilare con attenzione per evitare problematiche legate alla sicurezza e a fenomeni di criminalità.
Tra l’altro, bisogna tenere presente che il nuovo bosco si collocherà sul nostro Lungoadda. In passato, si è pensato all’Isolabella come possibile luogo di aggregazione per far vivere il fiume. Conosciuta è la vicenda del Bar del Paesaggio (sul quale rimane aperta la causa giudiziaria) e lì vi è anche l’attracco delle barche dedicato al turismo fluviale. L’Amministrazione Comunale ha, con merito, installato dei nuovi giochi (su cui si dovrà vigilare nei mesi invernali). A parte questa azione sporadica, d’altra parte, la Giunta Casanova non ha dimostrato di avere altre idee e, se vogliamo finalmente voltare pagina rispetto al passato, sarebbe il caso di valutare l’offerta di un minimo servizio di ristoro (anche nella semplice formula estiva di un chiringuito).
Per quanto riguarda poi il tema sostenibilità, il bilancio dell’Amministrazione di centrodestra sarebbe disastroso. E quindi davvero andrebbero ringraziati i tanti cittadini sensibili in questi anni hanno animato il dibattito sull’ambiente nel nostro territorio. A lungo, infatti, questo è stato un tema di nicchia, e non erano molte le persone che, spesso con lungimiranza, hanno guardato con diffidenza a fenomeni urbanistici che hanno impattato in modo negativo sul Lodigiano (come la logistica) e hanno sollecitato le Giunte comunali e provinciali di qualsiasi colore a fare di più per il nostro ecosistema. Spesso quelle compensazioni di cui oggi beneficiamo derivano proprio da una sinergia positiva tra gli ambientalisti e le istituzioni del territorio. Sicuramente, a proposito di future compensazioni, non potremo certamente ringraziare l’Amministrazione Comunale di Lodi per quelle che deriveranno dall’ampliamento della Centrale di Tavazzano. Fortunatamente anche in questo caso, ambientalisti, comitati civici e alcuni Sindaci dei Comuni contermini hanno posto attenzione al tema, mentre, come sempre è avvenuto negli ultimi anni, il Capoluogo prima si dimostrava etereo e latitante su una partita fondamentale.
Un’altra delle tante cose da correggere in futuro.

Niente aula studio, ma lo street food sì

Gli esami di maturità sono alle porte, la sessione estiva è entrata nel vivo, ma il Comune di Lodi sembra che non se ne sia accorto. Da ieri la Lombardia è in zona bianca, ha riaperto praticamente tutto, ma non è ancora arrivato il momento delle aule studio. Solo l’ennesima conferma del totale disinteresse verso i giovani dimostrato dalla Giunta Casanova-Maggi, nonostante i fiumi di parole che abbiamo sentito in campagna elettorale. Il risultato è che l’unico servizio per gli studenti presente a Lodi è l’Università Veterinaria, con la quale si è raggiunto un risultato paradossale: invece di coinvolgere gli universitari nella vita della città, abbiamo spostato i lodigiani all’interno della nuova sede della Statale. Continua a non essere possibile usufruire di un luogo dove studiare nel finesettimana, mentre il Vicensindaco Maggi organizza gli street food. Potremmo proporre ai ragazzi di andare lì con i libri.
Inoltre, studenti di Veterinaria proveniente da fuori hanno segnalato le carenze del sistema di trasporto pubblico che serve l’Università. Nella fascia oraria 9.20-13 è solo la linea diretta a Salerano che si ferma al Polo Universitario. Il Comune dovrebbe attivarsi e mantenere un rapporto stretto con l’Università per offrire un servizio adeguato, ma sembra che le attenzioni sono rivolte altrove, ovvero alla perenne campagna elettorale della Sindaca Casanova.

Centri estivi: e i ragazzi delle medie?

È senza dubbio positivo che il Comune continui come ogni anno l’organizzazione dei centri estivi, che attivi la scuolabus e l’assistenza educativa per i bambini delle scuole primarie che usufruiscono dei percorsi che le scuole hanno attivato grazie al Piano scuola estate promossa dal Ministero dell’istruzione. Tuttavia i centri estivi comunali sono riservati ai bambini dell’infanzia e della primaria e i ragazzi delle medie? Sembrava dovesse andare in porto il bando regionale Estate Insieme ma a oggi sembra essersi fermato al palo e non aver visto la luce.
I preadolescenti quindi possono usufruire dei Grest parrocchiali o di altri centri privati ma viene a mancare un servizio comunale. Sappiamo che i dati post pandemia relativi alla condizione psicologica dei ragazzi sono piuttosto allarmanti; siamo spesso preoccupati per i segnali di disagio che i ragazzi di questa età mandano attraverso comportamenti trasgressivi. Questo era il momento per offrire loro momenti di socialità, di divertimento e di creatività. Come mai li si è dimenticati?

Giugno è passato senza Lodi al Sole

L’estate è iniziata e di certo, vista l’afa, a nessun lodigiano è sfuggito ciò. Anzi, a qualcuno forse sì: l’assessore Maggi dorme sonni tranquilli, in attesa di una stagione di Lodi al Sole che ancora non ha visto il via.
E’ notizia di oggi che il calendario verrà forse annunciato entro il weekend, ma intanto giugno è passato senza neppure l’ombra di un evento.
Un ritardo che è la replica esatta di quanto avvenuto in primavera sulla riapertura del Teatro: nonostante la notizia di un’imminente possibilità di riprendere gli spettacoli circolasse già da tempo prima della data ufficiale, Lodi è riuscita ad arrivare impreparata all’appuntamento e ha concluso la stagione con il sipario inesorabilmente abbassato.
Tornando a Lodi al Sole, nonostante l’imperdonabile ritardo speriamo comunque che i Lodigiani possano godere della rassegna almeno nei mesi di luglio ed agosto.
In Consiglio comunale abbiamo chiesto che si organizzi qualcosa anche nei quartieri e non solo in centro in modo da far vivere anche altre zone della Città, come scritto anche nei programmi elettorali del centro-destra; ma nelle precedenti estati anche questo impegno è stato puntualmente disatteso e le risposte vaghe dell’assessore Maggi in Consiglio non lasciano ben sperare che quest’anno cambi qualcosa.

Piano asfalti: programmazione zero

Al giro di boa del quarto di anno mandato, la Giunta Casanova promette un piano asfalti dal sapore elettorale, tardivo e senza che vi sia un’adeguata programmazione. Proprio la manutenzione ordinaria è stato uno dei cavalli di battaglia del centrodestra, eppure in questi anni gli interventi sulle strade sono stati scarsi rispetto alle promesse fatte, nonostante l’importante mole di risorse di cui l’amministrazione ha potuto beneficiare. Peraltro, il piano asfalti che è stato proposto, anche nella ipotesi più rosea di una completa realizzazione, non risponderà neanche lontanamente all’esigenze della città. E, se dopo tutta questa attesa, le uniche parole sulla programmazione dei cantieri sono quelle dell’Assessore Rizzi, la quale afferma che i lavori dovranno essere gestiti “contestualmente o alternativamente” alle opere di urbanizzazione del Consorzio derivanti dal Piano dell’ex Consorzio, è davvero lecito preoccuparsi. Come era largamente prevedibile, la rincorsa della Giunta Casanova dovuta ai ritardi accumulati in questi anni, rischia di trasformare Lodi in un cantiere invivibile, quando, persino durante i vari lockdown, di manutenzioni significative non se ne sono viste. Doveva essere la Giunta “della normalità”, ma, non solo per l’emergenza covid, in questo lustro amministrativo di normale ci sarà stato proprio poco. Come Partito Democratico abbiamo chiesto all’amministrazione di comunicare non solo i periodi delle asfaltature, ma un programma complessivo che veda l’insieme di tutte le opere. Lo chiediamo dall’approvazione del bilancio preventivo, ma ad oggi non vi è stata nessuna risposta da questa Giunta che probabilmente arrecherà più danno che beneficio.

Ex Linificio: un progetto faraonico da rivedere

Durante il Consiglio Comunale del 29 giugno la maggioranza ha deciso di bocciare l’ordine del giorno proposto dal Partito Democratico che chiedeva alla Giunta Casanova di rivalutare la possibile realizzazione di un mastodontico Polo Culturale all’Ex Linificio, aprendo ad un percorso di partecipazione con la città. Ad oggi si parla di un contenitore vuoto, senza nessuna ipotesi gestionale, per cui si chiedono 18 milioni di euro di finanziamento allo Stato. Tale decisione, presa in modo unilaterale da parte dell’amministrazione, lascerebbe inoltre vuoti due immobili di pregio del Centro Storico, l’Ex sede dell’Archivio Storico in via Fissiraga e l’Ex Cavallerizza. L’ordine del giorno chiedeva anche alla Giunta Casanova di proporre per questi due spazi pubblici una nuova destinazione, ma la maggioranza non si è voluta prendere nemmeno questo impegno. In tutto ciò il Sindaco Casanova non ha saputo esprimersi sul progetto della Provincia di riqualificazione dello Spezzaferri: a nostro avviso il nuovo plesso dell’Einaudi dovrebbe trovare collocazione proprio presso l’Ex Linificio, così beneficiando della vicinanza con l’hub intermodale della Stazione e per di più inserendosi in un contesto di scuole superiori già presenti nelle vicinanze (il Liceo Artistico Piazza, il Bassi, l’Itis e il Gandini). Niente di tutto questo avverrà, perché la Giunta ha deciso di intraprendere un progetto dai contorni indefiniti e dalla dubbia sostenibilità economica, utile solo a riempire il vuoto di questi quattro anni di amministrazione.

Isola Carolina: 4 anni di errori

Quattro anni di Giunta Casanova per l’Isola Carolina hanno significato nessuna capacità di ascolto delle istanze dei cittadini, la perdita di 1 milione di fondi Cariplo e di altre possibilità di finanziamento, carente se non assente manutenzione ordinaria.
Circa 3 anni fa la Giunta Casanova candidava un assurdo progetto di riqualificazione dell’Isola Carolina ai fondi emblematici Cariplo, dopo aver lasciato il parco intonso per il primo anno di amministrazione. Si sarebbero dovuti abbattere 100 alberi per dare spazio ad un visionario cannocchiale prospettico, invece di rispondere alle reali esigenze del parco. Quella scelta ha generato una grande mobilitazione che si è tradotta nella raccolta di 10 mila firme. La testardaggine della Giunta e l’incapacità di ascoltare le necessità dei cittadini hanno quindi portato alla perdita di un finanziamento da 1 milione di euro a fondo perduto, senza considerare i costi di redazione del progetto. Da lì è partito un lungo percorso, dove di fatto non c’è stato reale confronto con la cittadinanza, e così è nato un progetto che non piace a nessuno. Il primo lotto, i cui lavori avrebbero dovuto già essere iniziati (almeno secondo gli annunci dell’Amministrazione), coinvolgerà solo una porzione dell’Isola Carolina, senza intervenire (tra le altre cose) sui temi dell’accessibilità, e sposterà i vialetti, mettendo in serio pericolo gli alberi presenti.
A coronare quattro di anni di errori e di una sostanziale assenza di manutenzione ordinaria, che nel corso del tempo hanno reso l’Isola Carolina un luogo poco fruibile, c’è stata la decisione di non partecipare al bando di rigenerazione urbana, che ha fatto perdere al Comune di Lodi la possibilità di accedere ad altri 500 mila euro di contributi regionali. Il tutto sarà pagato invece dalle casse comunali, con il Sindaco Casanova che ci ha spiegato che non si sarebbe potuto attendere altri due mesi. In effetti, con la campagna elettorale alle porte, l’attesa doveva per forza finire.

Orari degli asili nido accorciati: ecco l’attenzione alla famiglia di questa Giunta

“Attenzione deve essere posta anche ai servizi per l’infanzia, asili nido e scuole dell’infanzia, per conciliare le esigenze famigliari e l’occupazione dei genitori lavoratori. L’amministrazione dovrà pertanto incrementare gli investimenti per questo aspetto nevralgico delle politiche sociali supportando la rete pubblica di nidi cittadini”.

Non è il libro dei sogni: è il programma elettorale della Giunta Casanova, che sembrava guardare alla concretezza di un problema importante: la conciliazione dei tempi delle famiglie. E invece non è così perché è stato modificato il regolamento dei nidi d’infanzia, che chiuderanno alle 16.30, con la possibilità di arrivare fino alle 18, solo nel caso ci siano almeno 5 iscrizioni per ognuna delle fasce intermedie (16,30-17, 17-17,30 e 17,30-18). Come hanno ben già fatto presente i genitori è complicato organizzarsi senza sapere se il servizio verrà attivato perché magari non si raggiungono le 5 iscrizioni. Ma del resto non è realistico che chi lavora possa ritirare i figli alle 16.30. Può un servizio pubblico di tale importanza chiudere così presto e porre condizioni restrittive per il proseguimento d’orario? In città tutti in nidi privati chiudono alle 18.

Abbiamo chiesto in Commissione Welfare il motivo di questo cambiamento e l’assessore ha risposto che si tratta di esigenze  organizzative e non certo di bilancio. Ma cosa significa? Nessuna risposta. Lo abbiamo richiesto in Consiglio dove è stata ripetuta la stessa cosa senza farci capire di più. Oltretutto alcuni consiglieri di maggioranza per difendere la linea della Giunta si sono improvvisati esperti di pedagogia nel sostenere che i bambini non devono rimanere troppo tempo al nido perché hanno bisogno di stare in famiglia e avere una relazione educativa individuale. Al di là di queste estemporanee e risibili considerazioni ci piacerebbe conoscere come consiglieri quale tipo di progettualità, se esiste, sta dentro alle decisioni della Giunta.

Il nido Girotondo è ormai gestito da due cooperative esterne (cosa passata in sordina e appena accennata in una commissione di qualche anno fa). Il nido Carillon avrà la stessa sorte? La scelta dell’esternalizzazione potrebbe risultare inevitabile per la sostenibilità del servizio ma è necessario che sia affiancata da un coordinamento e controllo gestiti dal Comune. E’ triste che si perda il prezioso lavoro svolto negli anni passati dai servizi sociali per organizzare i nidi secondo il sistema pedagogico denominato Reggio Children, un modello ammirato, premiato e preso ad esempio a livello internazionale e che ancora oggi ispira l’organizzazione del nido Carillon ma non il Girotondo, da quanto emerge dai video di presentazione dei nidi sul sito del Comune.

In sostanza si registra da una parte il pericolo di un tendenziale passo indietro nella progettualità pedagogica dei nidi e dall’altra un inesistente investimento economico e di risorse umane per supportare la rete pubblica degli stessi, promesso in campagna elettorale e necessario alla conciliazione dei tempi delle famiglie.

Ma desideriamo conoscere il pensiero progettuale dell’assessorato al welfare e soprattutto scoprire se esiste e lo faremo con una prossima interrogazione. 

Non è una Città per giovani

Spiace constatare che, quando hanno riaperto quasi tutte le attività, le sale della biblioteca e l’aula studio di Villa Braila rimangano chiuse (mentre rimane possibile accedere al servizio prestiti). Da qui purtroppo si può capire l’attenzione dell’Assessore Maggi e della Giunta Casanova verso i giovani e la cultura: in campagna elettorale sono state fatte molte promesse con tanto di lista dedicata, ma l’Amministrazione in questi anni ha dimostrato assoluto disinteresse. L’aula studio e il servizio di consultazione della biblioteca sono stati disponibili a singhiozzo, nonostante i disagi per chi deve accedere ai documenti per motivi di ricerca, mentre Villa Braila non si può utilizzare dall’inizio della pandemia. Sono aperti i ristoranti al chiuso, i cinema, i negozi, perché non possono riaprire anche i luoghi della cultura? Non dimentichiamo che nemmeno il Teatro alle Vigne ha ripreso la programmazione: ma l’Assessore Maggi come interpreta il suo ruolo di delegato alla cultura? E il Sindaco Casanova, campionessa di promesse elettorali, non ha nulla da dire a riguardo? Prendiamo atto che l’unico interesse della Giunta è lanciare un progetto mastodontico sull’Ex Linificio, da decine di milioni di euro, quando, nel frattempo, non si permette la fruizione di un gioiello come la Biblioteca Laudense, oggetto di importanti investimenti in passato.
Non si può che prendere atto che Lodi non è una città per giovani.

Einaudi, una situazione inaccettabile

Abbiamo appreso dalla stampa, nelle scorse settimane, che sarebbe allo studio della Provincia una soluzione per l’istituto Einaudi. Da tempo ormai si moltiplicano gli appelli dei dirigenti scolastici che si sono succeduti alla guida di quella scuola, degli insegnanti e anche nostri, in quanto forze di opposizione, perché il problema davvero non è più rinviabile: dei tre plessi in cui è diviso l’istituto, i due del polo scolastico di San Bernardo sono in condizioni strutturali indegne, mentre il terzo al Cazzulani è isolato e oltretutto crea problemi di spazi alla scuola media.
L’istruzione professionale dovrebbe essere fiore all’occhiello e fulcro dell’attenzione di ogni Amministrazione provinciale, perché investire in questo settore vuol dire investire nel Lavoro per il territorio e anche nella prevenzione del disagio.
Non ci rassicura il generico “ci stiamo lavorando” del presidente Passerini, tanto più se si parla ancora di “ipotesi” rispetto agli spazi da destinare a questa scuola. Lo spostamento di un istituto non è certo faccenda da poco e se neppure si ha un’idea chiara in testa, i tempi si preannunciano lunghissimi.
Il Comune di Lodi ha messo a disposizione gli spazi dell’ex Fanciullezza, originariamente destinati ad un polo per le famiglie. Ma al di là di questa offerta non può limitarsi poi ad attendere, perché “l’affare Einaudi” non è una questione di competenza esclusiva della Provincia: qualunque soluzione riguarda inevitabilmente anche alcune scelte strategiche future per la Città di Lodi.
Dal nostro punto di vista lo spostamento al Fanciullezza non può essere assolutamente la soluzione, perché i sia pur ampi spazi di quell’edificio non consentono di accogliere tutto l’Einaudi, che si troverebbe quindi comunque spezzato su almeno un altro plesso. Si potrebbe piuttosto spostare al Fanciullezza la scuola media Spezzaferri, ma se si utilizzasse per l’Einaudi tutto il polo di San Bernardo – liberando quindi le aule occupate al Cazzulani – tale polo andrebbe comunque riqualificato da cima a fondo con un cospicuo investimento, perché le sue condizioni attuali sono davvero indecorose.
Un’alternativa praticabile sarebbe quella di spostare l’Einaudi all’ex Linificio, comodo anche per la vicinanza con le stazioni di treni e pullman; ma ciò cozza con il sogno del vicesindaco Maggi di un polo museale in quegli spazi, suggestione sicuramente interessante ma a nostro avviso esagerata rispetto alle possibilità economiche del Comune e a problemi improcrastinabili come quelli delle scuole della Città.
Terza possibilità potrebbe essere il Parco Tecnologico Padano, ma pare che lì il Comune voglia spostare uffici.
Qualunque scelta si faccia – e non ci è dato sapere quali siano le ipotesi e se realmente vi siano – l’auspicio è che non sia una soluzione di ripiego e provvisoria: la Provincia ha un presunto avanzo di 6 milioni di euro, quindi i soldi ci sono. Se il Comune mettesse a disposizione gli spazi, si risolverebbero in parallelo anche i problemi di due scuole medie e si darebbe finalmente una definizione d’uso chiara a luoghi chiave della Città oggi inutilizzati.