Il PD a congresso il 18 novembre

Il 18 novembre sarà l’election day lombardo per il Partito Democratico: al via la stagione dei congressi a tutti i livelli territoriali. Anche nel Lodigiano si è aperta la fase congressuale che coinvolgerà il Partito Democratico lombardo sino a domenica 18 novembre, quando saranno eletti il nuovo Segretario e l’Assemblea regionale, il Segretario Provinciale e quello cittadino.

Il Segretario regionale del PD potrà essere votato tramite primarie da tutti i cittadini che si riconoscono nella proposta politica del Partito Democratico; potranno partecipare al voto (pre-registrandosi entro 5 giorni da domenica 18/11) anche i giovani che abbiano compiuto 16 anni alla data delle Primarie e i cittadini comunitari non italiani o extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Qui le piattaforme dei due candidati:

EUGENIO COMINCINI: http://www.eugeniocomincini.it/

VINICIO PELUFFO: http://www.viniciopeluffo.it/


Nella stessa data, solo gli iscritti al PD voteranno anche per i Segretari e i Direttivi di Circolo oltre che per i Segretari e le Assemblee provinciali.

Per poter votare, occorre essere regolarmente iscritti per il 2018 al Partito Democratico di Lodi (per verifica chiamare 3357595977 o mandare una mail a pdlodi@gmail.com). Le nuove iscrizioni sono chiuse il 6 novembre, ma per gli iscritti 2017 è possibile rinnovare fino al giorno stesso del voto.

Sarà l’occasione per ritrovarsi in una giornata che verrà strutturata con un momento assembleare la mattina e con la votazione che si svilupperà per tutta la giornata, dalle 10 alle 12 e poi dalle 15 alle 20 presso il Teatrino Giannetta Musitelli (via Paolo Gorini, 21)

Nell’assemblea mattutina si ragionerà anche sulle prossime battaglie politiche.

 

Mense scolastiche: l’odissea continua

Abbiamo parlato a lungo, nelle precedenti edizioni della newsletter, della questione dell’accesso alle mense scolastiche per i bimbi stranieri. Vediamo cosa è successo nel mese di ottobre…

 

Prima puntata: l’impossibilità di reperire documenti raddoppia

Il 17 ottobre la Giunta emana una delibera che doveva contenere le Linee Guida per l’applicazione del Regolamento. Risultato: le famiglie dovranno produrre un nuovo documento che attesta da parte della rappresentanza diplomatica l’impossibilità a reperire i documenti richiesti dal regolamento.

A questo punto la coalizione Maggi esce con un comunicato in cui dichiara di aver svolto un “lavoro di pensiero e di mediazione” fatto “in silenzio e senza clamori” per migliorare il regolamento. Infatti sostengono che “ciò che non ci convince era la concreta applicazione del Regolamento nei confronti di tante famiglie di buona volontà che non erano e non sono in grado di produrre quanto viene richiesto per oggettive difficoltà”. Rileviamo che il pensiero liberale si è dimenticato che ogni persona è di per sé soggetto di diritti, indipendentemente dalla buona volontà che dimostra. Affermare che il Regolamento non convince perché si è valutato che alcune famiglie hanno dimostrato buona volontà nell’andare a reperire i documenti e non li hanno trovati e quindi vanno facilitate, fa pensare a una sorta di paternalismo fuori tempo che lo stato democratico e di diritto ha ormai superato e non può tollerare.

E le famiglie che non dimostrano buona volontà perché non hanno potuto andare 4 o 5 volte agli uffici preposti o perché non potevano sottrarre tempo al lavoro o perché sapevano che i documenti richiesti erano introvabili o perché non potevano permettersi un viaggio nel loro Paese? Siamo di fronte a un’ulteriore discriminazione e a una strategia divisiva che differenzia le famiglie extracomunitarie. In conclusione si darà risposta affermativa solo alle famiglie che si saranno recate un’ennesima volta presso la “rappresentanza diplomatica” e avranno ricevuto dichiarazione attestante l’impossibilità per quel Paese di rilasciare le certificazioni necessarie.

 

Seconda puntata: la prima vittoria contro il Regolamento mense

Il 29 ottobre nel tardo pomeriggio, a due giorni dall’udienza per il ricorso fatto al Tribunale di Lodi da parte di una famiglia dell’Ecuador, il Comune ha accettato la richiesta di iscrizione con tariffa agevolata alla mensa del figlio, comunicando con tempismo perfetto che la domanda è accettata ma in via provvisoria. Il giorno seguente il Comune si costituisce in giudizio ma nella memoria difensiva non si dice che l’accettazione è provvisoria.

In sostanza a distanza di poche ore, il Dirigente ha comunicato l’accettazione della domanda di acceso agevolato “in via provvisoria”, mentre poche ore dopo l’avvocato del Comune che si è costituito in tribunale, delegato dalla Sindaca, ha scritto che l’iniziale decisione di rifiuto è stata rivista (senza dire provvisoriamente, quindi in via definitiva).

Ancora una volta il Comune di Lodi si muove su questa vicenda in modo contraddittorio e ambiguo: forse non sanno neppure loro cosa stanno facendo.

Ad ogni modo, questa è una piccola e prima vittoria contro il Regolamento: il Comune di Lodi ha riconosciuto che i certificati che il contestato Regolamento aveva richiesto in realtà non si possono produrre. Il Regolamento quindi è sbagliato e questa ne è solo un’altra dimostrazione.

Peccato che tutto questo sia costato al Comune di Lodi più di 6.000 euro di spese legali, oltre al tempo e ai soldi impiegati dalla famiglia per dimostrare una cosa a cui si poteva arrivare con il buon senso.

Terza puntata: il ricorso a Milano

Infine, il 6 novembre arriva la tanto attesa udienza del ricorso presso il Tribunale di Milano… La sentenza arriverà, speriamo entro fine mese. Ci auguriamo di potervi dare presto buone notizie mettendo fine, per mezzi giudiziari, a questa brutta pagina di storia locale.

Piano asfalti: avviato a scuole iniziate!

Sul piano degli asfalti ci sarebbe davvero molto da scrivere: nella nostra città, i lavori sono partiti a settembre terminato, ossia in piena coincidenza con l’inizio delle scuole e il conseguente incremento del traffico.

Ma riassumiamo gli eventi.

Risalgono all’inizio di luglio le delibere di Giunta che danno avvio al piano asfalti, piano che – badate bene – era stato annunciato alla stampa nientemeno che il 7 marzo! Al momento delle delibere, erano passati già 4 mesi… e poi si arrabbiano se vengono definiti “incompetenti e impreparati”.

Ma non è finita qui. Dopo le delibere di Giunta, si aspettano ancora ben 18 giorni per preparare il bando e l’invito alle aziende per partecipare alla gara d’appalto, per valori economici in totale di oltre un milione di euro. Ora si potrebbe dire: “Bene, siamo arrivati alla gara d’appalto… per inizio agosto ci sarà l’aggiudicazione”. Nient’affatto: si aspetta fino a metà settembre per assegnare i lotti di lavoro, 3 mesi di attesa che poi dovrebbero dare luogo ad una cantierizzazione immediata. E invece no, i primi lavori partono su viale Trento e Trieste a fine settembre.

Riassumendo, la Giunta che doveva cambiare Lodi, annuncia a marzo i lavori imminenti e parte con la prima asfaltatura a fine settembre: un successo davvero rilevante…

Così, ad oggi, delle vie incluse nei due lotti di lavoro ne sono state asfaltate poche e quelle poche purtroppo rimarranno senza segnaletica per molto tempo, visto il perdurare delle condizioni climatiche avverse. Tra queste ci sono corso Mazzini e viale Trento e Trieste, due arterie decisamente trafficate non solo per il transito veicolare ma anche per quello pedonale e ciclabile. Tutto questo grazie alla Giunta del cambiamento, che ha indubbiamente peggiorato la qualità della vita dei cittadini: le vie che non sono state asfaltate ora vedranno il loro restyling in primavera e quelle fatte rimarranno lastre buie in attesa che il tempo migliori. Non solo: le due rotonde annunciate con i soldi del Patto per la Lombardia (scippati alla Provincia che li aveva destinati all’Università) verranno rimandate al prossimo agosto 2019: avete capito bene, agosto 2019… dopo gli annunci di marzo 2018.

In tutto questo pare che nemmeno quanto fatto sia stato concluso. Infatti il 24 Settembre l’Assessore Rizzi annuncia alla stampa che Viale Trento Trieste non è ancora conclusa e che l’impresa dovrà tornare, CON I PROPRI TEMPI (?), a mettere in quota i pozzetti. Ora in questa affermazione ci sono tre cose da sottolineare: 1. i pozzetti vengono messi in quota prima dell’asfaltatura e non dopo; 2. l’impresa non può dettare i tempi al Comune, ma dovrebbe essere il contrario; 3. in Viale Trento e Trieste non si è più visto nessuno!

Non curante dei ritardi e dei fallimenti di questi due progetti, l’Amministrazione comunale non smette di stupirci: l’assessore Tarchini annuncia il 29 Settembre che la Giunta è pronta a mettere mano alla rotonda di piazzale Fiume. E’ indubbio ormai: questa Amministrazione ormai è colta da annuncite acuta, noto sintomo di chi non riesce a concludere nulla e deve distrarre l’opinione pubblica con altri interventi che chissà se verranno mai conclusi o pensati”.

In mezzo a tutto questo disastro, a tutta questa incapacità, ci siamo noi cittadini, che non abbiamo ad oggi nemmeno visto concludere uno dei lavori sbandierati e annunciati; non solo, le poche vie già asfaltate rimarranno senza segnaletica per lungo tempo. E, per di più, siamo costretti a subire i continui annunci di una Giunta incapace persino di stendere un metro quadrato di asfalto!

Loro litigano, ma la città è ferma al palo

Ogni volta che ci ritroviamo in questa newsletter abbiamo la percezione che ormai il fondo, questa Giunta liberal-leghista, lo abbia ampiamente toccato e raggiunto. Ma magicamente, come sempre, tale convinzione ci viene demolita con un passo in più, un passo sempre più verso un fondo che sembra non avere mai fine e che sta trascinando Lodi – la nostra Città – in un tunnel pericoloso e buio.

Abbiamo assistito allo spettacolo indecoroso del Regolamento per l’accesso alle prestazioni agevolate (di cui abbiamo già definito i contorni tetri e pesanti nella newsletter del mese scorso). Abbiamo sopportato che Lodi fosse dipinta come una città razzista per effetto di un provvedimento che ancora oggi il nostro Sindaco non vuole comprendere. Abbiamo anche assistito però a una rivoluzione delle coscienze che ha permesso di vedere una speranza in un mare di odio che ultimamente ha preso il sopravvento sulla ragione; abbiamo assistito, non silenti ma combattivi, facendoci promotori di una costruzione concreta della sola soluzione possibile a tutto questo esercizio mediatico.

Ma gli eventi che oggi vorremmo rimettere in primo piano sono quelli relativi alla modalità assurda con cui il Sindaco e i componenti della Giunta governano la città, concentrando le loro forze non certo sui problemi di Lodi, ma sui loro litigi per conservare il potere.

Ripercorriamo i fatti. L’Amministrazione comunale vara il regolamento tanto e giustamente discusso, non ascolta i consigli di molti rappresentanti dell’opposizione sulle conseguenze che esso avrebbe portato, non ascolta nemmeno davanti a un ricorso presentato che li accusa di aver costruito un provvedimento discriminatorio. Rifiuta dapprima un confronto a fine luglio davanti a una delibera di iniziativa consigliare a firma di tutta l’opposizione in cui si chiedeva la sospensione del regolamento stesso. Prosegue nelle settimane seguenti con la sua chiusura: nessun dialogo vale per la Giunta che si è definita “dell’ascolto”. Finché, ad un certo punto, non possono fare altro che cedere davanti all’insistenza e finalmente la delibera di sospensione arriva in Aula! La precede una lettera della compagine liberale che definisce il Regolamento iniquo, adducendo peraltro il fatto che non è possibile pretendere ciò che è oggettivamente impossibile ottenere. Della serata conoscete il risultato, se ne esce con un voto contrario alla sospensione e l’approvazione delle linee guida che di fatto mettono in capo al Dirigente tutta la irresponsabilità di questa Giunta.

Da questo momento in avanti si scatena la tempesta in questa maggioranza: come dice Ligabue, “a lui e lei che non stanno insieme neanche con la colla”. La coalizione Maggi per Lodi, dopo 22 giorni dal voto in aula, decide di soddisfare l’ego del suo piccolo leader con una lettera che mette i puntini sulle i, scatenando l’ira funesta del partito Fratelli d’Italia dell’Assessore Buzzi. L’ira dei dardiani si scatena dapprima con una lunga lettera di Dardi stesso, che definisce un pesante fardello la coalizione liberale con un passaggio davvero divertente che riportiamo: «Maggi nel suo comunicato è uscito con frasi che trasudano di uno stomachevole perbenismo, come ad esempio affermare che il suo intervento ha fatto sì che Lodi resti una città aperta, accogliente e solidale. Vuole a tutti i costi far intendere che, invece, i sostenitori del regolamento mense/scuolabus, in particolare della sua prima stesura, siano un ammasso di trogloditi, ignoranti razzisti con una visione ristretta del mondo…»

Successivamente è venuta la triste conferenza stampa di Fratelli d’Italia con l’Assessore Buzzi, che minaccia il Sindaco affermando che i propri componenti si sentiranno liberi e smarcati da questa maggioranza e definendo “rifiuti” i migranti che sono stati riportati al confine italiano dalla polizia francese. La conferenza trasudava rabbia nei confronti della coalizione Maggi per Lodi. Nei giorni seguenti è emerso che Fratelli d’Italia ambirebbe pure ad un ulteriore posto in Giunta, avendo in Consiglio peso uguale alle liste del vicesindaco.

In mezzo a tutti questi bisticci ci stanno la Lega e il Sindaco, ormai contornati da compagni litigarelli: impossibile così occuparsi della città e si passa il tempo a sedare le risse interne alla maggioranza e alla Giunta. Ormai lo scontro è costante e continuo.

Intanto la città è ferma e completamente paralizzata da una Giunta incapace e litigiosa: mancano ancora le risposte per viabilità dell’ospedale, cattedrale vegetale, asfalti con un piano partito in pieno ottobre, aziende partecipate, rapporti con il territorio, regolamento edilizio, ciclabilità, ambiente, cimiteri, sottopasso di Via Nino dall’Oro, piscina Ferrabini, Isola Carolina e tanto altro che da ormai più di diciotto mesi attende almeno un piano d’azione.

Quando la discriminazione non si ferma neanche davanti ai bambini

Da ormai qualche settimana, la nostra città è sotto i riflettori della stampa nazionale per via del Regolamento comunale che disciplina l’accesso ai servizi scolastici a domanda individuale (mensa, scuolabus, pre/post scuola e nido), che ha creato una forte discriminazione tra famiglie italiane ed extra UE.

Per effetto di questo provvedimento i cittadini stranieri, infatti, sono obbligati a reperire nei Paese di origine una serie di documenti aggiuntivi per certificare l’assenza di beni sull’intero territorio nazionale.

Per molte famiglie straniere è iniziata una vera e propria odissea. E nonostante i notevoli sforzi, in molti casi la documentazione è stata ritenuta incompleta. Il Comune di Lodi ha infatti respinto ben 254 domande su 259, con l’effetto che ad oggi, le famiglie straniere sono obbligate a corrispondere la tariffa massima per i servizi scolastici, pur avendo diritto per il loro reddito ISEE a tariffe inferiori.

In quasi tutti i casi, i cittadini stranieri non riescono a pagare i servizi a queste condizioni. Così succede che i bambini italiani possono accedere alla mensa, mentre quelli stranieri sono costretti a portarsi il pasto da casa e a consumarlo in un’aula separata. Una sorta di apartheid scolastica che va assolutamente contro i principi educativi che la stessa scuola dovrebbe promuovere.

Per cercare di gestire questa situazione complicata, è nato il Coordinamento uguali doveri, formato da cittadini lodigiani e stranieri, associazioni, sindacati, attivisti politici e consiglieri di opposizione. Tra le varie iniziative di sensibilizzazione in città, è stata lanciata anche una raccolta fondi che permetterà ad alcune di queste famiglie di pagare la differenza tra la fascia massima e quanto invece dovrebbero pagare per diritto.

Il 29 settembre, inoltre, un corteo composto da cittadini lodigiani e di origine straniera ha attraversato le strade di Lodi protestando contro questo regolamento discriminatorio. La manifestazione pacifica è terminata in piazza Castello, dove il Partito Democratico ha sottolineato che questa situazione in città è davvero immorale e ingiusta: “Dobbiamo ricordarci la nostra storia, poco più di sessant’anni fa, alla fine della seconda guerra mondiale, erano gli italiani emigrati, alla ricerca di un futuro dignitoso, ad essere discriminati ed esclusi socialmente”.

Tra i tanti interventi, è stato proprio l’avvocato Guariso, dell’ASGI, che ha presentato per conto nostro un ricorso contro il regolamento della giunta Casanova, invece, a chiarire da un punto di vista giuridico perché il Sindaco non sta rispettando la legge italiana: “Il DPCM n.159/2013 è la norma di riferimento per questi casi e prevede che le componenti reddituali siano auto-dichiarate senza alcuna distinzione tra cittadini italiani e stranieri: sarà poi lo stato a eseguire eventuali verifiche. Questa legge è principio fondamentale della Repubblica Italiana e il comune di Lodi non può inventarsi documenti aggiuntivi”.

Nel frattempo il nostro parlamentare Lorenzo Guerini ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministero dell’Istruzione e della Ricerca.

Viste l’eco e le proteste così ampie suscitate da questa scelta, e vista la presenza di un ricorso pendente, ci saremmo aspettati da parte dell’Amministrazione una sospensione del regolamento, almeno in via prudenziale, come autotutela dell’Ente. Così non è stato e nel Consiglio comunale del 4 ottobre la maggioranza ha votato compatta contro la nostra richiesta di sospensione.

Anche il vicesindaco Maggi, che pure in una lettera pubblica aveva mostrato perplessità nei confronti del regolamento, ha infine piegato la testa ai super-padroni leghisti: più che l’amor poté… la poltrona, direbbe Dante.

Ma intanto i bambini continuano a pagare ogni giorno gli effetti di questa orribile scelta: l’apartheid lodigiano delle mense, purtroppo, non si ferma.

Lodi al Sole, mai così costosa

Tutti noi Lodigiani siamo affezionati a Lodi al Sole, ormai fa parte della nostra città.

A qualcuno piace di più, ad altri meno, qualcuno critica sempre ma si sa, ognuno ha i suoi gusti ed è difficile indovinare quelli di tutti. Anche quest’anno Lodi al Sole ha offerto numerosi e piacevoli eventi, alcuni anche di qualità.

Ma questi eventi sono costati alla collettività 222.000 euro, una cifra mai toccata in precedenza (tranne che per le celebrazioni dell’850° anniversario di fondazione della città, nel 2008), soprattutto in confronto alla media di circa 90.000 euro degli ultimi 8 anni, quando in corrispondenza della fase più acuta della crisi economica e delle finanze pubbliche anche le risorse dei Comuni sono notevolmente diminuite.

Un’amministrazione comunale può certamente scegliere di impegnare una cifra così alta per le iniziative di intrattenimento estivo (anche se si potrebbe far rilevare che con costi inferiori le passate edizioni di Lodi al Sole avevano comunque avuto un maggior numero di eventi di quelli dell’estate 2018).

Tuttavia, la cultura di una città non è fatta solo di eventi, ma anche di contenuti, esperienze e luoghi che rappresentano il valore che resta di una proposta culturale, ben al di là dello spazio di una sola serata.

Quella dell’intrattenimento non è l’unica dimensione di cui tenere conto, perché gli eventi culturali devono anche porsi l’obiettivo di stimolare la conoscenza, il confronto delle idee e la valorizzazione di tante espressioni diverse, a partire da quelle portate avanti dalle realtà locali che sono attive da tempo nella promozione culturale.

La piazza (bella, suggestiva, accogliente), non è l’unico luogo pubblico della cultura, a meno di dimenticare l’esistenza e le esigenze del Teatro alle Vigne, della Biblioteca Laudense, dell’Archivio Storico, tralasciando il Museo Civico, che richiederebbe uno sforzo economico ed organizzativo (per la  gestione più ancora che per l’allestimento) attualmente troppo complesso per qualsiasi amministrazione che dovesse reggersi solo sulle sue forze.

Una edizione di Lodi al Sole più morigerata, ma non per questo meno capace di offrire opportunità di intrattenimento e aggregazione, avrebbe senz’altro consentito di dedicare maggiore attenzione e più risorse ad esigenze concrete come l’estensione degli orari di apertura della Biblioteca (richiesta anche da molti giovani, che apprezzano molto gli spazi adibiti ad aula studio), la prosecuzione di un’esperienza positiva come quella delle produzioni delle Officine del Teatro, la permanenza in città di un Corpo Bandistico, che è stato invece costretto a trasferirsi a Massalengo per i costi eccessivi del canone di utilizzo degli spazi comunali adibiti a sede.

Senza contare che con un budget di 220.000 euro si sarebbe potuto pensare a una Lodi al Sole diffusa ben oltre la sola piazza della Vittoria, portando l’intrattenimento e la cultura in molte altre aree della città, che a differenza di quanto avveniva in passato sono state invece del tutto trascurate.

Rifiuti: tasse in salita e la rivoluzione resta solo annunciata

Nei prossimi due anni la Giunta di centrodestra presenterà ai lodigiani un conto salatissimo per la tassa rifiuti, praticando un aumento complessivo di 408.000 euro (spalmato in 201.000 euro nel 2019 e 207.000 euro nel 2020).

Questa sgradita novità (su cui l’Amministrazione si è ben guardata di informare la cittadinanza) è messa nero su bianco nel Documento Unico di Programmazione del bilancio comunale per il triennio 2019-2021, che il Consiglio Comunale ha discusso il 4 ottobre.

Comprendendo l’aumento deciso nel 2017 dal Commissario (e nel 2018 riassorbito dalla nuova Amministrazione solo in parte, a beneficio esclusivo delle attività produttive), nel 2020 il gettito della tassa sarà quindi superiore di ben 579.000 euro a quello lasciato dal centrosinistra nel 2016.

Costi in aumento e tassa in aumento, mentre il servizio di raccolta è diminuito (2 soli giri settimanali per l’umido anziché 3), il decoro urbano è immutato (se non peggiorato) e le innumerevoli “rivoluzioni” annunciate (dalla pulizia strade settimanale in ogni via alla raccolta notturna) non hanno mai visto la luce.

Attenzione, però, perché potrebbe non essere finita: su questo già gravoso carico potrebbe infatti cadere anche un extra, causato dall’aumento dei costi di conferimento della frazione secca all’impianto di Montanaso, reclamato dal gestore, per ora negato dal Comune, ma pendente come una spada.

E così, la lista delle promesse mancate dalla giunta Casanova continua ad allungarsi…