Cento giorni? Ma se non ne son basti mille!

Nel suo programma elettorale, Sara Casanova faceva una serie di promesse per i primi 100 giorni di mandato: piccoli problemi che si impegnava a risolvere entro tre mesi dal suo insediamento. Non son passati tre mesi ma tre ANNI… e non si è visto nulla di tutto ciò.
Abbiamo provato a ripercorrere, quartiere per quartiere, tutti gli impegni presi per quel primo scorcio di amministrazione: il risultato è impietoso.
Forse serve davvero l’appena nominato assessore all’attuazione del programma!
Trova qui le promesse della tua zona:

L’ennesima brutta pagina istituzionale

La ripresa dei lavori consiliari in aula dopo il lockdown ha riservato una spiacevole sorpresa. Si dovrebbe dire che siamo ripartiti con il “piede sinistro”, se non fosse che invece qui si tratta di un “piede centro-destro” anzi di un “piede liberale”… perché la brutta sorpresa riguarda un provvedimento portato in aula dall’assessore Maggi: il rinnovo dell’affidamento alla società partecipata Giona della gestione del Teatro alle Vigne.

Normalmente, quando i provvedimenti vengono portati in Consiglio, passano prima in Commissione, dove si fa una prima discussione sulla documentazione in modo da snellire i lavori dell’aula. Che cosa è successo qui? E’ accaduto che il testo portato in aula è risultato diverso da quello votato in commissione… tra l’una e l’altra è stato modificato e né il presidente della commissione Pavese né l’assessore Maggi hanno provveduto ad avvisare i consiglieri delle modifiche. E’ stato per un puro caso che il capogruppo Piacentini si è accorto delle incongruenze, altrimenti tutti i consiglieri – maggioranza e opposizione – avrebbero votato un documento diverso da quello che credevano di votare.

Un fatto inaudito, indice di mancanza di correttezza istituzionale. Colto in fallo, l’assessore non ha voluto ritirare il provvedimento e a questo punto noi, insieme alle altre opposizioni, abbiamo abbandonato l’aula, rifiutando di votarlo.

Un avanzo esagerato significa incapacità di spendere

Durante il Consiglio Comunale del 25 giugno è stato discusso il Bilancio Consuntivo 2019 del Comune di Lodi. Tramite l’approvazione di tale provvedimento, il Comune riepiloga e certifica le entrate, le spese e ciò che è “avanzato” dell’anno precedente. È un atto molto complesso, ma ricco di spunti interessanti.

Il dato politico più significativo è proprio la consistenza dell’avanzo di amministrazione: 4,8 milioni, un numero per nulla in media con gli anni di governo del centrosinistra, durante i quali gli avanzi erano solitamente di 1,2 milioni di euro. Nei tre anni di Giunta Casanova c’è stata una crescita significativa del risultato di gestione: 1,8 milioni nel 2017, 3,8 milioni nel 2018 per arrivare a 4,8 milioni nel 2019.

Ad un primo sguardo, se ne potrebbe gioire: il Comune non è in dissesto e queste risorse potranno essere usate per affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza Covid. In realtà, dietro un numero così consistente ci sono eccessive risorse chieste ai cittadini rispetto a quello che sono state effettivamente spese: per chi ha rappresentato i nostri passati amministratori come dei vampiri è un vero fallimento.

E l’eccedenza è proprio tra quelle spese cosiddette “correnti”: quelle ripetitive, quelle che entrano con tasse e tariffe e che escono con l’erogazione dei servizi. Nel campo degli investimenti, rispetto al disastroso 2018, durante il quale (è giusto ricordarlo) è stato toccato il livello più basso di risorse impegnate per le opere pubbliche degli ultimi anni, c’è stato un miglioramento. Di questo va dato merito all’Amministrazione, ma pesano in modo decisivo i ritardi accumulati negli anni passati: si pensi agli asfalti e alla difficoltà nell’arrivare alla cantierizzazione delle opere. Alcuni interventi  si trascinano da tre anni, senza che si sia nemmeno arrivati a concluderne la progettazione esecutiva.

Insomma, a tre anni dall’insediamento della Giunta Casanova, i (non) risultati e le mancate promesse sono sotto gli occhi di tutti: troppo comodo chiedere ai cittadini di aspettare gli ultimi di due anni per dare un giudizio, confidando in uno sprint finale per la campagna elettorale. Dopo tre anni di inefficienze, ritardi ed errori clamorosi il mandato del Sindaco Casanova appare inevitabilmente compromesso. Un rimpasto di Giunta – come quello appena verificatosi con l’aggiunta dell’assessore Fanfani alla squadra – non basterà.

Santa Chiara: dramma e malagestione

MIC_5265Nelle ultime settimane tanto si è parlato di RSA e a Lodi, in particolare, la vicenda di Santa Chiara ha suscitato clamore. Prima di tutto, è bene sottolineare che l’indagine riguardante i numerosi decessi che ci sono stati dall’inizio dell’emergenza sanitaria seguirà la propria strada e non è compito della politica entrare nel merito del lavoro della magistratura.

Può essere utile però riepilogare i brevemente i principali fatti:

  • nella seconda metà di marzo si susseguono notizie su possibili contagi e numeri elevati di decessi all’interno della Casa di Riposo Santa Chiara;
  • di questa situazione sono all’oscuro sia il Cda di Santa Chiara che il Consiglio Comunale, fino alle richieste di informazione di alcuni Consiglieri di minoranza (Scotti e Cominetti), alle quali si dà risposta con la lettera del Presidente della Fondazione Santa Chiara Sancilio che parla di 53 morti tra febbraio e il 25 marzo (molti di più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente);
  • non ci è dato sapere se il  presidente Sancilio avesse o meno informato il Sindaco, ma di certo CDA e Consiglio Comunale sono stati tenuti all’oscuro;
  • La Fondazione Santa Chiara chiede i tamponi in data 20 marzo, li risollecita il 23, ma non ottiene positivo riscontro;
  • il 26 marzo tutti i Consiglieri di minoranza scrivono una lettera diretta al Prefetto perché intervenga su ATS (su esempio di quanto avvenuto per situazioni simili) affinché siano effettuati i tamponi e la sottopongono ai Consiglieri di maggioranza, i quali si rifiutano di firmarla;
  • si riunisce il CDA di Santa Chiara che non era convocato da febbraio;
  • l’iniziativa ha ampio risalto nell’opinione pubblica e il Prefetto risponde che interverrà presso ATS, nel frattempo il Sindaco tace;
  • dopo diversi giorni, il Sindaco interviene, ma per definire “vergognosi” i consiglieri di opposizione; convoca comunque un tavolo con ATS e Fondazione Santa Chiara per il 6 aprile (non proprio tempestivo, è passato oltre un mese dallo scoppio dell’emergenza);
  • si apprende che prima della convocazione del tavolo, dalla Sindaca e dal Comune non sono mai pervenute comunicazioni ufficiali ad ATS per chiedere i tamponi, ma che ci sono state delle non meglio precisate “interlocuzioni” verbali;
  • dopo diversi solleciti sono finalmente effettuati i tamponi (in due tranche): 65 ospiti (su 197) hanno contratto il COVID e in più bisogna considerare i decessi, 62 persone venute a mancare.
  • il 14 aprile rassegna le dimissioni il Consigliere del CDA della Fondazione Calandra (di area Fratelli d’Italia, maggioranza) con una lettera di fuoco di critica alla gestione del Presidente Sancilio.

Insomma, con tutti i consiglieri di opposizione abbiamo cercato di dare un contributo costruttivo, mettendo pressione su ATS tramite la stampa e grazie all’intervento del Prefetto.

Il Sindaco non ci ha informati della situazione, non è intervenuta tramite canali ufficiali presso ATS e men che meno ne ha parlato sulla stampa, a differenza di quanto fatto in altri territori: una scelta gravissima, quella di non mettere in discussione la politica sui tamponi adottata da Regione Lombardia.

Il Presidente Sancilio – che tra l’altro è mancato fisicamente nella Casa di Riposo per tutto marzo e aprile, fino alla perquisizione dei NAS a fine mese – ha proseguito con una conduzione verticistica e poco trasparente della Casa di Riposo, negando informazioni allo stesso CDA. E questo ha portato alle dimissioni di un consigliere di maggioranza.

Nel complesso, un disastro, sotto tutti i punti di vista. E secondo il Sindaco, saremmo noi i vergognosi.

Disprezzo delle regole

Era successo una prima volta il sabato di Pasqua, con una foto di sindaco, vicesindaco e alcuni assessori e consiglieri che tagliavano e mangiavano una colomba in Broletto in barba a tutte le disposizioni sul distanziamento sociale e ai divieti di feste di gruppo.

Ma non è bastato, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio: lo scorso weekend, il Sindaco Casanova e il Presidente del PTP Di Lemma hanno pensato bene che il Parco Tecnologico Padano – luogo in cui si analizzano i tamponi per il covid – fosse un parco giochi e ci hanno portato i loro figli per il taglio di una torta.

Uno schiaffo a tutti i bambini della Città che da due mesi stanno affrontando il sacrificio di restare chiusi in casa. Un fatto gravissimo perché dimostra arroganza, disprezzo delle regole e l’assenza più totale di qualsiasi senso istituzionale da parte del Primo Cittadino.

Non una leggerezza perdonabile, come lei ha tentato di dire per giustificarsi; perché le questioni di salute pubblica non sono derubricabili a leggerezza. Chi si ammala deve essere curato, perché PER FORTUNA così si fa in un Paese civile, senza guardare in faccia a nessuno; ma ciò non autorizza ad adottare comportamenti irresponsabili, specialmente se si ricopre un ruolo pubblico.

E non salva la situazione il fatto che lei si sia detta poi disposta a pagare a multa; perché non si tratta di “essere disposti” o meno, si tratta di un dovere. Ed è altrettanto grave che non abbia fatto il primo passo il Comandante dei Vigili.

Come Opposizioni, abbiamo chiesto un Consiglio comunale straordinario sull’accaduto e non tralasceremo nessuna azione possibile per stigmatizzare questa vicenda vergognosa.

Vicenda che tra l’altro, giustamente, ha suscitato l’indignazione dei cittadini e l’attenzione dei principali quotidiani nazionali: ancora una volta, dopo il caso mense, Lodi si ritrova sulla stampa per fatti “di forchetta” davvero poco edificanti.