Baby-gang ai Giardini e l’inazione della Giunta

Le notizie di rapine e aggressioni compiute da bande di minorenni tra la stazione, piazza Castello ed i Giardini del Passeggio richiama prepotentemente all’attenzione un problema di teppismo e microcriminalità giovanile in quell’area della Città che solo la Giunta ed il centrodestra cercano di negare. A differenza della recente operazione coordinata dalla Questura che ha consentito di debellare una significativa attività di spaccio, negli ultimi episodi di cronaca riportati dalla stampa non ci sono protagonisti stranieri della vicenda a fornire un paravento per fare finta che non si sia in presenza di un problema ben più grande e sfaccettato, di cui fanno parte anche un disagio giovanile che può sfociare in gravi forme di devianza ed uno stato di abbandono ed incuria degli spazi pubblici che può favorire anche il degrado dei comportamenti e mina il senso di sicurezza. L’amministrazione comunale non può limitarsi a fare le (giuste) congratulazioni alle Forze dell’Ordine per l’efficacia con cui interviene nel contrasto ai fenomeni che assumono dimensioni criminali, ma deve invece farsi carico degli aspetti del problema che chiamano in causa le sue competenze e la sua necessaria sensibilità per i fenomeni critici che si manifestano nella nostra realtà locale. E’ un percorso impegnativo e articolato, di cui fanno parte le politiche ed i servizi per integrare, coinvolgere e responsabilizzare i giovani e, su un altro fronte, l’attenzione quotidiana alla cura dei luoghi di ritrovo e di aggregazione, perché anche questa è una forma di presidio contro le “cattive” frequentazioni.
Al momento, invece, non si vede nessun intervento di prospettiva in tal senso da parte della Giunta; anzi, manca del tutto pure la riflessione sul tema che dovrebbe stare a monte di ogni azione. Encomiabili, in tal senso, l’incontro organizzato dal Cittadino o quello che avverrà stasera proposto dall’associazione Futura; ma dall’Amministrazione – sempre attivissima quando si tratta di promuovere iniziative sulla cultura liberale per pochi appassionati – ci si aspetterebbe invece qualche momento di messa in rete degli attori locali per analizzare un fenomeno che ci tocca così da vicino.

Case della comunità, qualche riflessione

Le “Case della Comunità” (o anche definibili Case della Salute) restano ad oggi solo un sigla, dietro la quale non si riesce ancora a percepire un progetto concreto, nonostante si tratti di una innovazione presentata (e attesa) come la grande prospettiva a cui sono legate le possibilità di rilanciare anche nel Lodigiano la medicina territoriale, vale a dire quella più vicina giorno per giorno ai bisogni immediati di cura e assistenza delle persone. Stupisce a questo proposito l’assenza di un dibattito locale, che coinvolga i Comuni e riconosca il loro ruolo centrale: in questo senso, c’è purtroppo da segnalare la totale mancanza di iniziativa dell’amministrazione di Lodi, a partire dalla valutazione delle soluzioni indicate dalla Regione per la città capoluogo (l’ex Cup di via Massena ed il Parco Tecnologico Padano). 
La scelta del Ptp in particolare suscita forti perplessità, perché non appare la più adeguata alle funzioni di “servizio di prossimità” che una Casa della Comunità dovrebbe svolgere e trasmette la sensazione che si tratti solo di una mossa funzionale a giustificare l’acquisto da parte del Comune del complesso di via Einstein, con i 9 milioni di euro stanziati a questo scopo dalla Regione. 
Si tratterebbe quindi di una operazione puramente economica e patrimoniale, con la quale si pensa di porre rimedio all’indebitamento del Parco Tecnologico, senza nessuna visione strategica per la sanità territoriale, con l’attenzione tutta spostata sul “contenitore” e nessuna considerazione per i contenuti, vale a dire i servizi per la popolazione. 
Il modello di Casa della Comunità che emerge dai provvedimenti regionali è sostanzialmente quello di un “poliambulatorio” associato ad una funzione, tutta da definire per numeri e prestazioni, di medicina generale o “di base”. Le visioni alternative a questo schema però non mancano, guardando alla Casa della Comunità come ad un punto di riferimento di un sistema integrato, dove il concetto di “salute” trovi condizioni di tutela e promozione in tutti i suoi aspetti, sanitari, socio-sanitari e sociali: in sostanza, quel luogo dove davvero sia possibile trovare le risposte alla domanda di prossimità ed immediatezza dei servizi sanitari territoriali che l’esperienza drammatica della pandemia ha imposto come priorità assoluta. 
Ecco, perché ciò avvenga è indispensabile aprire un confronto su come costruire le nostre Case della Comunità, coinvolgendo tutte le realtà che sono impegnate quotidianamente a rispondere ai bisogni dei cittadini, dagli Enti Locali con i loro servizi sociali agli operatori professionali della sanità e del Terzo Settore. Le domande da affrontare solo numerose: quale rapporto sviluppare con l’assistenza domiciliare? Quali servizi potranno essere offerti al di fuori della sede fisica della Casa, per tutte quelle persone che avranno difficoltà a raggiungerla? Come verrà organizzato il sistema di trasporto pubblico (di linea o appositamente dedicato) per favorire i collegamenti con le Case della Comunità di tutto il territorio che dovrà fare riferimento a Lodi? Sono aspetti cruciali, che non possono essere rinviati, perché potremmo trovarci con due nuove strutture aperte per poi scoprire che sono inadeguate.
Il Lodigiano ha urgente necessità di poter fare affidamento su un sistema integrato socio-sanitario che abbia effettive caratteristiche di territorialità. La nostra è una Provincia che in questi anni ha subito un grave impoverimento del servizio sanitario e nonostante lacune e contraddizioni della nuova legge regionale le Case della Comunità possono rappresentare un’occasione per un sostanziale cambiamento, come deve essere anche nello spirito del PNRR, da cui arriveranno le risorse per finanziare questo progetto. Non possiamo permetterci di non cogliere questa opportunità fino in fondo e per farlo bisogna innanzitutto lasciare da parte gli annunci e le sigle e passare ad un dibattito vero e serio per riempire di contenuti questa prospettiva.
Le soluzioni di ripiego, più utili a risolvere problematiche di altro tipo, del tutto estranee ai veri bisogni del nostro sistema sanitario, non sarebbero perdonabili.

Situazione dell’Einaudi, la nostra idea

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 2021 è stata discussa una mozione, con Laura Tagliaferri prima firmataria, sulla riqualificazione del polo scolastico di San Bernardo. Lo scorso maggio il Presidente della Provincia leghista Passerini sbandierava un maxi-progetto da 23 milioni di euro con il quale partecipare ad un bando ministeriale, ma la verità è che a distanza di sette mesi la Provincia non ha partecipato proprio a nessun bando: erano solo annunci. Si torna al via, come al gioco dell’oca.
Visto che siamo ancora al punto di partenza, con il nostro candidato sindaco Andrea Furegato abbiamo provato ad ipotizzare allora uno scenario diverso, nel quale l’istituto professionale Einaudi si sposta all’ex Linificio, in modo da creare un quartiere scolastico nell’area della stazione (dove già ci sono tante altre scuole), mentre a San Bernardo la scuola media si allarga e gli spazi dell’Einaudi diventano un edificio al servizio delle attività del quartiere. Il maxi-museo civico che la Giunta vorrebbe realizzare all’ex Linificio – sovradimensionato in quegli spazi – troverebbe una collocazione più coerente in centro, all’ex Cavallerizza.

Cliccando QUI si può ascoltare il suo intervento.

Il PNRR mette a disposizione quest’anno un’iniezione di risorse per la realizzazione di scuole innovative che non possiamo permetterci di sprecare: che la soluzione sia la nostra o un’altra, quel che conta è non perdere il treno del Piano di Ripresa e Resilienza – forse l’unica eredità positiva del covid – perché è un’opportunità di finanziamento che non passerà più. 

Maldestri tentativi di mascherare il fallimento

In occasione, del Natale, la sindaca Casanova ha pubblicato un imbarazzante video di auguri (https://fb.watch/aaE-md3GdW/) che ha tutto il sapore di una campagna elettorale ormai iniziata e nella quale la prima cittadina appare piuttosto preoccupata: non si spiegherebbe altrimenti quel bisogno di rivangare, dopo ormai quattro anni e mezzo di governo, la presunta eredità lasciata dal centrosinistra, adducendole le responsabilità dei propri fallimenti. Ma davvero questa maggioranza crede di costruire ancora sulla polemica contro “chi c’era prima” la narrazione della prossima campagna elettorale? E’ un atteggiamento che non inganna più nessuno e che anzi fa sorridere, perché significa implicitamente ammettere che non si è riusciti a soddisfare le promesse elettorali fatte nel 2017.

L’esempio più eclatante è quello della piscina Ferrabini, in cima alla lista delle priorità – addirittura il vicesindaco Maggi diceva che nessuno di loro si sarebbe dovuto ricandidare se non avessero portato a termine l’opera! – e ancora miseramente chiusa.

Il Sindaco conclude il video affermando di aver “posto le basi” per il rilancio amministrativo futuro: l’implicito riconoscimento di essere riusciti a portare a casa ben poco di quanto promesso perché un discorso del genere i cittadini se lo aspettano il primo Natale di mandato, non certo a chiusura di un quinquennio.

Il Sindaco dice di aver ricevuto “un’eredità pesante”, ma la preoccupazione nostra e di tanti lodigiani è verso un altro lascito amministrativo: il suo. Progettazioni e opere incompiute, come la Ferrabini e il Sottopasso di Via Nino Dall’Oro, un rapporto sfilacciato con le associazioni e le realtà più importanti della città, una proposta culturale ideologica e spesso nemmeno di particolare qualità. 

Per non parlare dell’appello alla responsabilità nell’emergenza covid, che appare quantomeno fuori luogo da parte di chi si è immortalata in pieno lockdown in un selfie al Parco Tecnologico con tanto di taglio di torta, mentre gli anziani della casa di riposo Santa Chiara venivano abbandonati a se stessi nella tempesta pur di non disturbare la Regione.

Ed ecco, a proposito di Regione, gravissima appare un’affermazione contenuta nel video sulla possibilità di ottenere risorse per la Città grazie al rapporto con il Pirellone: dunque l’appartenenza ad una comune filiera politica è un discrimine per ottenere finanziamenti? Ci auguriamo che i rappresentanti del centrodestra in Regione smentiscano categoricamente questa preoccupante eventualità.

Ci sarebbe ancora molto da dire, ma fortunatamente, tra poco ci sarà l’occasione per voltare pagina, dopo 5 anni di errori e opportunità mancate.

Andrea Furegato presenta la sua candidatura a Sindaco

Domenica, in un’affollatissima conferenza stampa aperta, Andrea Furegato ha annunciato la sua candidatura alla guida di una vasta coalizione che comprende tutte le forze di opposizione.

Ecco il suo intervento!

https://www.facebook.com/1559359402/videos/611051276803450/

(Il link si apre anche se non si possiede un account facebook)

BUON ASCOLTO E BUONA CAMPAGNA ELETTORALE A TUTTI NOI!

Casa di riposo, il Comune grande assente

Durante la seduta di Consiglio Comunale del 23 novembre abbiamo ascoltato la relazione sul Bilancio d’Esercizio del 2020 della Fondazione Santa Chiara, da parte della Presidente Avvocata Invernizzi e dai vertici amministrativi dell’Ente. La nostra Casa di Riposo, in questi anni, ha affrontato un periodo di dolorosa difficoltà durante l’emergenza Covid. Nel corso del 2020, Santa Chiara è stata un luogo simbolo del lutto e della sofferenza della prima ondata della pandemia. È prima di tutto doveroso ricordare le vittime e ringraziare il personale che, nonostante la drammaticità del momento, ha garantito con il suo impegno e senso del dovere la continuità dei servizi e dell’assistenza agli ospiti.
L’impatto dell’emergenza vi è stato anche sulla situazione contabile e finanziaria della Fondazione: una perdita di esercizio di quasi un milione di euro che si è sedimenta su altre criticità strutturali, già denotate nella relazione dei revisori dei conti. Problematiche sollevate in aula anche da diversi Consiglieri Comunali, sia di maggioranza che di opposizione, giustamente preoccupati, in particolare, dalla scadenza dell’anticipazione di cassa di quasi 5 milioni di euro ottenuta dal Tesoriere. Tra le opzioni alternative per rientrare dalla linea di credito, si parla di dismissioni del patrimonio immobiliare e di una possibile riconversione di questo importo in mutuo a lungo termine. Nel frattempo, per sostenere le contingenti necessità di bilancio, negli ultimi quattro anni vi sono stati due diversi aumenti della quota di retta giornaliera: 1,5 euro nel 2018 che si sommano a 2,50 euro dallo scorso luglio per i nuovi ingressi e da gennaio 2022 per tutti. Un maggior costo totale di 1500 euro all’anno per gli ospiti e per le loro famiglie: decisioni per certi aspetti inevitabili, ma non si tratta di certo dell’unica leva finanziaria su cui si può e si deve agire. A questo proposito, un ordine del giorno proposto da diversi gruppi di opposizione (e non ammesso alla discussione per una interpretazione eccessivamente rigida del regolamento) proponeva alcune linee di indirizzo per dare nuove prospettive alla Fondazione. Se infatti, tante sono state le riflessioni riguardo alle questioni gestionali della Casa di Riposo, durante il Consiglio Comunale e, per la verità, nel corso di questi anni, nel dibattito pubblico vi è stato un grande assente: il Comune di Lodi. Un’amministrazione comunale che non sembra avere quel rapporto di stretta collaborazione che sarebbe utile e necessaria con Santa Chiara, ma che si è fatta sentire sono nell’ambito delle designazioni e nelle spartizioni avvenute negli avvicendamenti avvenuti nei suoi organi apicali. È normale che il centrodestra decida i propri rappresentanti all’interno del CDA, meno normale è che questo tema sia l’unica priorità per la maggioranza per chi guida la città; e ciò senza tornare sulle rocambolesche vicende a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni. Ma la nostra Casa di Riposo avrebbe bisogno di altro. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che interloquisca con Regione Lombardia affinché vi sia quell’adeguamento della quota sanitaria giornaliera lombarda, invariata dal 2008, per portarla al 50% previsto dalla legge. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che valuti la possibilità di erogare contributi emergenziali diretti. Avrebbe bisogno di un’amministrazione comunale che veda nella Fondazione Santa Chiara il punto di riferimento di una rete di assistenza della popolazione anziana: nel tempo crescerà per numero e necessita di servizi domiciliari e non esclusivamente ridotto alla dimensione della residenza nella struttura di via Paolo Gorini. Per fare ciò si dovrebbero ricostruire quelle relazioni fondamentali con le altre le realtà socio-sanitarie e del Terzo Settore, studiando e mettendo in atto le opportune convenzioni, che certo vedrebbero per Santa Chiara anche il dovuto e, data la situazione, sempre più utile riconoscimento economico.
Ecco, a fianco delle necessarie migliorie gestionali, dobbiamo mettere in campo un’adeguata azione politica, con cui si rinsaldi il rapporto tra il Comune e la Fondazione: un legame che dovrebbe essere il punto di riferimento di una diramazione di enti che, insieme, rispondano alle esigenze dei Lodigiani. Ci si augura che a tale proposta si possa dare effettivamente seguito, anche se in potenziale contrasto con la decisione della Giunta di Lodi di aderire all’Azienda Speciale del Basso Lodigiano: una scelta che risulta spiegabile solo se si guardano i colori delle amministrazioni coinvolte.
Uno dei tanti fronti su cui bisognerà cambiare direzione.

La Giunta della sicurezza… proprio no!

Solo restando alle ultime due settimane, la cronaca cittadina ha fatto registrare: furti in abitazioni di San Bernardo (in viale Italia, via Umbria e via Torino), San Fereolo, Albarola e oltre Adda (tra il 15 ed il 18 novembre), un tentativo di furto in abitazione in viale Italia sventato dal proprietario dopo una colluttazione con il ladro (17 novembre), una rissa con ferito in via Dall’Oro (18 novembre), due liti con feriti in piazza Castello ed in corso Mazzini nella notte tra il 20 ed il 21 novembre, un tentativo di furto in una abitazione in zona Bassiana sventato dai vicini.
Senza fare dell’allarmismo gratuito e cadere nella polemica pretestuosa, si può tranquillamente dire che ce n’è abbastanza per riconoscere che a Lodi esiste un problema di sicurezza che richiede di essere affrontato.
La questione è stata già esaminata nei giorni scorsi dal Comitato Provinciale Ordine e Sicurezza, dove sono state sviluppate considerazioni che il Prefetto, con tempestività e trasparenza, ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica con puntuali dichiarazioni alla stampa locale, mettendo in luce, tra gli altri aspetti, l’importanza fondamentale di promuovere sinergie tra Forze dell’Ordine, enti locali e cittadini.
Di fronte a tutto ciò non si è però levata nessuna voce ufficiale da parte dell’amministrazione comunale, da cui ci si aspetterebbe invece una chiara presa di posizione, con la disponibilità a farsi carico di un ruolo attivo, per quanto sta nelle sue competenze e nelle sue possibilità. 

Alcune situazioni “calde” in precise zone della città, per esempio, sono ben note da tempo (vedasi la poco rassicurante atmosfera notturna in piazza Castello), ma non si ha notizia di se e come la giunta intenda intervenire.
Eppure, ci ricordiamo tutti dei toni enfatici che hanno accompagnato “operazioni” come i sequestri ai danni di qualche venditore abusivo di fiori e la rimozione anti bivacco della panchina in corso Umberto I: quelli erano “squilli di tromba” fuori luogo ed esagerati, mentre ora tutto tace di fronte a problemi seri e concreti.

Halloween, danni da 20mila euro al Palazzetto

La festa di Halloween sponsorizzata dal vicesindaco Maggi in piena pandemia (il suo panem et circenses in vista delle elezioni di primavera, con tanto di consumazioni alcoliche illimitate) ha lasciato in eredità una serie di danneggiamenti e manomissioni agli arredi e alle dotazioni del PalaCastellotti certificate da una relazione stesa dall’ufficio tecnico del Comune il 2 novembre ed inviata alla società organizzatrice dell’evento e per conoscenza allo stesso Vicesindaco.
Tra i problemi rilevati, danni alla pavimentazione in parquet con solchi e graffi, rottura parziale dello zoccolino, dissesto di uno dei cancellini di accesso alla pista (che dopo essere stato rimosso per lo svolgimento della manifestazione ed in seguito reinstallato ora non si chiude regolarmente), manomissione di accessori dei servizi igienici (portasaponi e pulsante di scarico WC), deformazione della piastra che delimita la pavimentazione in mattonelle da quella in legno, oltre alla mancata rimozione e smaltimento (alla data del sopralluogo) della moquette utilizzata per rivestire la pista.
La stima del costo per riparazioni e ripristini ammonterebbe ad almeno 20.000 euro, ma la quantificazione esatta è in corso di definizione e verrà successivamente trasmessa alla società organizzatrice, perché si faccia carico di provvedere: in caso contrario, il Comune procederà per ottenere il risarcimento del danno subito.
In tal senso, come prima azione il Comune potrebbe escutere la polizza fideiussoria da 5.000 euro che in base al contratto di utilizzo del PalaCastellotti la società si era impegnata a costituire e depositare agli atti.
La questione sarà oggetto di una interrogazione che presenteremo a breve, perché intendiamo seguire con attenzione lo sviluppo della vicenda, così come restano necessari chiarimenti sulla inosservanza delle misure di prevenzione Covid stabilite nell’autorizzazione rilasciata dal Comune per la manifestazione (in particolare l’uso obbligatorio di mascherina ed il rispetto del distanziamento), dato che a due settimane dalla segnalazione che abbiamo inviato alla Polizia Locale non sono ancora stati prodotti riscontri.

Andrea Furegato, la nostra proposta per la Città

Si sta discutendo in queste settimane della candidatura a Sindaco che il centro-sinistra dovrà presentare la prossima primavera per offrire un’alternativa alla fallimentare Giunta Casanova-Maggi.

Come Partito Democratico offriremo al tavolo della coalizione, nel rispetto di tutte le altre proposte già emerse o che dovessero emergere, il nome di Andrea Furegato; 24 anni, attuale vicesegretario cittadino, consigliere comunale uscente votatissimo nel 2017, esperto soprattutto di bilancio e membro del dipartimento ambiente di Anci. Laureato in Economia, ha già un lavoro a tempo indeterminato in un gruppo bancario. La politica ha sempre fatto parte della sua vita, con una militanza attiva iniziata a 14 anni.

Siamo convinti che il confronto delle prossime settimane ci porterà a fortificare il fronte ampio e compatto di forze politiche e civiche che in questi anni si è opposto all’attuale Amministrazione, per offrire a Lodi un governo attento al sociale, all’ambiente, alla vivibilità della città.

Il girotondo della rotonda

Nell’ambito del progetto Esselunga, è prevista a breve la realizzazione di una rotonda tra via Dante e via Vignati. Una proposta scellerata, che non fluidificherà in alcun modo il traffico e che porterà inoltre all’abbattimento di nove alberi sani. Proviamo a spiegare in rima perché siamo contrari.

Giro-girotondo, qui fanno una rotonda

perché un ipermercato sarà poi edificato.

Di Lodi sarà al centro, perciò se in città entro

tra tutti quei clienti di acquistar contenti

rimango imbottigliato, nel traffico incastrato.

Giro-girotondo, per questo la rotonda

faranno in via Vignati… e gli alberi? Accoppati.

Son nove e sono belli: coi loro ramoscelli

fanno ombra ai nostri figli, addio, poveri tigli.

Il verde avran tagliato per un ipermercato.

“Tu non dai alcun profitto: caro albero, sei fritto”.

Son questi, ahimè, i valori, di sindaco e assessori.

Giro-girotondo. è matto questo mondo

che agli alberi fa guerra, pur con l’effetto serra.

Poi c’è un altro problema: chi ha i figli a scuola trema.

Dal Bassi alla stazione di alunni c’è il pienone.

Che dir del Cazzulani? Da lì come uragani

bambini escono a frotte con le auto saran botte.

Giro-girotondo, se tu fai una rotonda

proprio davanti a scuola, la gente, sai, non vola.

𝘊𝘩𝘦 𝘵𝘶 𝘴𝘪𝘢, 𝘪𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘶𝘯 𝘢𝘭𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘰 𝘶𝘯 𝘱𝘦𝘥𝘰𝘯𝘦

𝘭𝘢 𝘎𝘪𝘶𝘯𝘵𝘢 𝘵𝘪 𝘧𝘢 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢, 𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘨𝘪𝘶̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘢.

87Simone Piacentini, Ermanno Merlo e altri 85Commenti: 16Condivisioni: 3Mi piaceCommentaCondividi