Cantieri stradali: ritardi e disorganizzazione

Dopo ritardi su ritardi, a quasi due anni dallo stanziamento dei fondi nell’autunno del 2018, a un anno dalla approvazione del progetto a dicembre 2019, sarà necessaria una perizia aggiuntiva per i lavori di manutenzione del viadotto di Viale Europa. Un cantiere infinito che a questo punto non si sa quando terminerà.

È solo l’ultima testimonianza dell’inefficienza con cui la Giunta Casanova, quella che fu “la Giunta della normalità”, gestisce sin dal suo insediamento i lavori pubblici. Una confusione che si è ritrovata anche nell’estate 2020, ormai conclusa sia per il calendario che per le condizioni climatiche.

Per questa settimana il Comune ha annunciato l’apertura di nuovi cantieri in zone nevralgiche del centro storico e c’è da sottolineare l’evidente ritardo di programmazione che ha determinato questo slittamento autunnale delle manutenzioni.

Inoltre, di tutte le asfaltature previste quest’anno, ben poche hanno viste la luce. In Viale Rimembranze, Viale Italia e Viale Lombardia il cantiere è tutt’ora da terminare, mentre dei lavori in Viale Dante, Via San Gualtero e Via Buozzi non vi è proprio traccia. Non è invece da escludere che per Viale Dante sia necessario attendere la realizzazione della rotonda all’intersezione con Viale Vignati legata al piano Ex Consorzio, ma rischia di essere un’attesa lunga e senza fine, considerando gli scarsi oneri di urbanizzazione previsti e visto che non è vincolante all’apertura del supermercato.

Nella consapevolezza che quando si fa manutenzione si incorre sempre in disagi, la disorganizzazione della Giunta ha complicato solamente le cose.

Turismo: qualche proposta

L’ultima e unica occasione in cui abbiamo sentito parlare di turismo in Consiglio Comunale è stato alla fine del 2017, quando fu deliberata l’abrogazione della tassa di soggiorno. Una tassa che peraltro non pagavano i Lodigiani e per la quale era forse possibile trovare alcune facilitazioni per alleviare le pratiche burocratiche degli albergatori, senza abrogarla e lasciando che quelle entrate potessero contribuire a un miglioramento dell’accoglienza in città.

Poi più nulla. Nessun progetto organico, nessuna rilevazione dell’affluenza dei turisti in città, nessuna promozione di pacchetti specifici per le visite guidate.  Quale è stato finora il pensiero dell’Amministrazione in questo ambito? Come è stato promosso il turismo? La pandemia ha insegnato a tutti a muoversi con più agilità nel digitale, ma che cosa è stato ideato a Lodi per una promozione turistica digitalizzata? Solo interventi su qualche struttura singola e peraltro, nel caso dell’Incoronata, dopo il restauro dell’organo è calato il silenzio sul problema delle muffe. L’unica seria prospettiva di rilievo è il progetto di Lodi Murata in collaborazione con l’associazione omonima, messo in cantiere grazie a un cospicuo contributo regionale.

Tuttavia, per non rimanere unicamente sul piano della critica, vorremmo condividere tre osservazioni.

Nell’ultimo numero della rivista del Touring, pubblicazione di significativa tiratura nazionale, si trova segnalato, tra gli eventi delle principali città della Lombardia, un evento programmato a Brembio, alla cascina Palazzo, con i consoli Touring di Lodi.  E’ bello che si aprano spazi di cultura decentrati ma sarebbe ancora meglio se questa rivista potesse segnalare anche qualcosa che accade in città. Se infatti venisse rinnovata la convenzione che era già in essere con il Touring per l’apertura di S. Chiara Nuova (circa 3mila euro annui) e magari fosse estesa anche all’Incoronata, non solo verrebbero promossi gli eventi ma anche i luoghi artistici della città, con la possibilità di inserirsi in una rete di comunicazione ben più ampia rispetto alla stampa locale o al sito del Comune. Se tutte le interessanti iniziative culturali che lo scorso anno sono state presentate in S. Chiara Nuova avessero avuto una risonanza maggiore, avrebbero potuto essere conosciute da un pubblico più ampio.

La seconda osservazione riguarda il Festival della Foto Etica, iniziato lo scorso weekend: molti visitatori sono arrivati e arriveranno a Lodi nei prossimi fine settimana e sarebbe interessante se potessero trovare anche una mappa dei luoghi artisticamente rilevanti della città, con la possibilità di visitarli. Un accordo con le associazioni delle guide turistiche e con i custodi dei luoghi religiosi per concordare orari di apertura potrebbe offrire degli itinerari che affiancano la  visita alle mostre fotografiche… qualcosa di più, insomma, del mercato di Forte dei Marmi che occupava la piazza la scorsa domenica, un evento avulso dal contesto culturale e soprattutto economico cittadino.

Da ultimo vogliamo dedicare un pensiero a quei turisti che secondo le previsioni del sindaco (ci perdonerà la battuta, ma ci aveva colpito questa sua uscita) affluiranno per fare la spesa all’Esselunga: sarebbe interessante invece, per chi arriva in treno per visitare la città, avere a disposizione proprio in quello spazio un info check point di accoglienza e promozione turistica, dove esporre ad esempio la produzione artistica locale come la ceramica, ma anche quella di altri artisti, dove allestire una degustazione di prodotti alimentari tipici con l’indicazione dei negozi dove acquistarli, dove proiettare qualche video sulla storia della città o sui luoghi artistici anche del territorio.

Sconti sulla TARI: che delusione

Gli sconti sulla tassa rifiuti sono uno degli strumenti più concreti che un Comune ha a disposizione per cercare di mitigare i gravi disagi che l’emergenza Covid ha causato a famiglie ed imprese.

La manovra che la Giunta di Lodi si appresta a breve a varare sulla Tari è però deludente, nonostante l’importo significativo delle risorse messe in campo (circa 2 milioni di euro, attinti dal contributo straordinario di 2,8 milioni che Palazzo Broletto ha ricevuto grazie alla scelta del Governo e del Pd di stanziare nel Decreto Rilancio un fondo speciale per i Comuni delle 5 Province italiane maggiormente colpite dal virus).

Se l’intento è assolutamente condivisibile, la messa in pratica purtroppo fallisce l’obiettivo, perché gli effetti degli sgravi si vedranno solo con il conguaglio della tassa ad inizio 2021.

Inoltre, per le famiglie il taglio è mediamente modesto e l’unico elemento di progressività inserito è il numero dei componenti, mentre avevamo auspicato anche misure specifiche per i lavoratori che a causa della pandemia sono stati messi in Cassa Integrazione. Sul totale delle risorse stanziate dal Comune per coprire gli sgravi, quelle destinate alle agevolazioni legate alla condizione economica delle famiglie, attraverso l’indicatore ISEE, è di soli 60 mila euro, davvero poco.

Tutto ciò mentre dal lato del servizio bisogna sottolineare (pur tenendo conto delle condizioni eccezionali degli ultimi mesi) che in quasi tre anni e mezzo di amministrazione il servizio non solo non è migliorato, ma è stato impoverito e male riorganizzato. Nonostante per anni il centrodestra abbia criticato ferocemente il porta a porta, il sistema è stato confermato ma in peggio, le campane del vetro (di cui era stata annunciata la rimozione) sono sempre al loro posto, i giri settimanali di raccolta dell’umido sono diminuiti da 3 a 2 e lo spostamento degli orari di raccolta in centro storico ha notevolmente peggiorato il decoro urbano del cuore città.

Anche su questo fronte, dunque, si è ben lontani dalle promesse raccontate per anni ai lodigiani.

“Un’opportunità”… ma per chi?

La vicenda Esselunga nelle ultime settimane ha visto succedersi tre momenti importanti.

Il primo è stato la Commissione Territorio, terminata a notte fonda, nella quale sono emerse tutte le criticità e le opacità del progetto, che nell’intenzione dell’Amministrazione dovrebbe riqualificare l’area dell’ex consorzio agrario.

In seguito si è svolta un’assemblea pubblica in piazza della Vittoria, organizzata da Lodi Vivibile: un coordinamento in cui confluiscono associazioni, partiti, liste civiche e singoli cittadini. Si è avuta una grande partecipazione e soprattutto sono state esposte numerose proposte. Chi pensa a una casa per le associazioni, chi a uno spazio per l’aggregazione giovanile oppure per le attività sportive, chi immagina un’area organizzata per la mobilità sostenibile (car sharing, colonnine per la ricarica elettrica, spazi coperti per piazza le biciclette). Ma soprattutto sono stati fatti conoscere alcuni progetti, frutto delle tesi di alcuni studenti del Politecnico di alcuni anni fa. Progetti che davvero potrebbero riqualificare quell’area e trasformarla secondo criteri innovativi. Peccato che questi progetti giacciano nei cassetti degli uffici comunali e che nessun assessore e nemmeno il sindaco, si siano preoccupati di trarre ispirazione.

L’ultimo atto è stato il Consiglio Comunale, terminato alle 7 del mattino. La presentazione del progetto da parte dell’assessore Fanfani ha evidenziato che l’Amministrazione non ha motivi davvero fondati per giustificare la presenza di un grande supermercato in centro città. “E’ una grande opportunità”  – continuano a ripetere  – ma non si capisce per chi. Certo per chi ha acquistato l’area, ma non per Lodi: aumento di traffico, rumore e smog, danni al commercio di vicinato, nessun servizio aggiuntivo per la cittadinanza e un enorme brutto pachiderma di cemento a dare il benvenuto uscendo dalla stazione saranno gli effetti dell’operazione.

L’opposizione ha presentato numerosi ordini del giorno, tra cui quello con le proposte dei cittadini emerse durante l’assemblea pubblica: bocciato senza nemmeno una discussione. E’ evidente che la maggioranza non riesce a trovare argomenti per sostenere questo progetto.

Martiri del Poligono: dimenticanze che pesano

Ieri, come ogni anno, si sono tenute le celebrazioni in ricordo dei Martiri del Poligono: cinque partigiani torturati brutalmente e poi fucilati dai fascisti il 22 agosto del ‘44, qui a Lodi.
Franco e Giancarlo avevano 17 anni, Ettore e Lodovico 20, Oreste 38. Ma non li ricordiamo semplicemente perché erano giovani vite spezzate, li ricordiamo perché la loro lotta per una Libertà che non avevano mai conosciuto è il fondamento della nostra democrazia.
È un rito civile della nostra Città che viene portato avanti ininterrottamente dal 1945.
Le cerimonie non sono contenitori vuoti: sono un mattone indispensabile di ogni comunità, sono ciò che crea una Memoria condivisa all’interno degli infiniti fatti della storia umana, sono ciò che costruisce quell’insieme di valori che ci tengono assieme al di sopra delle nostre vite private.
Ebbene: ieri, all’arrivo sotto i portici del Broletto di cittadini, Anpi e autorità civili e militari per i discorsi commemorativi… scopriamo che l’Amministrazione si era dimenticata di dare indicazioni a qualcuno perché predisponesse gli spazi!
No, non è una barzelletta: NIENTE sedie, NIENTE microfoni, NIENTE palco, NIENTE area delimitata, biciclette della gente al mercato parcheggiate ovunque.
Si è rimediato in fretta e furia portando giù qualcosa dal Broletto e spostando le bici, ma il risultato è stato che i sindaci in fascia tricolore, le forze dell’ordine in alta uniforme, la presidente dell’Anpi e i cittadini presenti si sono ritrovati assembrati in piedi un po’ a caso sotto i portici senza sapere bene dove e come mettersi (in barba tra l’altro al distanziamento covid, che le sedie avrebbero invece garantito) e la gente che andava al mercato passava logicamente tutto intorno senza neanche accorgersi che lì era in corso una celebrazione civile.
Questa leggerezza è l’emblema più evidente del valore che questa Amministrazione dà alla Memoria della lotta al nazifascismo.
Una Memoria di cui avremmo invece un gran bisogno: proprio qualche giorno fa, qualcuno aveva imbrattato con delle croci celtiche la lapide di un altro giovane partigiano sulla strada per Lodi Vecchio.
E ancora, in questi mesi in cui ci viene chiesto semplicemente di non andare in discoteca e di indossare la mascherina, si sentono cittadini (ed autorevoli esponenti politici) gridare alla “dittatura” nel nostro Paese.
Dittatura… la dittatura che ha vissuto l’Italia è quella dell’olio di ricino. Degli oppositori mandati al confino. Dei bambini messi a marciare a scuola come soldatini. Delle leggi razziali. Del rastrellamento del ghetto di Roma. È la causa della guerra più feroce che il nostro Paese e il mondo intero abbiano mai conosciuto. Sono i neonati di Sant’Anna di Stazzema lanciati in volo per il tiro al piattello dei soldati.
Sono cinque partigiani nella nostra Città fatti sbranare da un cane lupo sguinzagliato dai gerarchi e poi fucilati al Poligono senza processo.
QUESTA è la dittatura che dobbiamo ricordare, QUESTA è la Memoria che di questi tempi dobbiamo conservare, QUESTO è il senso – anche in quest’anno così difficile – di una ritualità da salvaguardare.
E a cui invece, colpevolmente, questa Giunta ha dedicato forse cinque minuti al massimo della sua attenzione, al punto da scordarsi di una banalità come la predisposizione di uno spazio per ospitare il rito.
[Nelle prime due foto, due celebrazioni di anni passati. Nella terza, uno scorcio della celebrazione di ieri]

Isola Carolina: il nulla più assoluto

L’estate sta finendo e del progetto dell’Isola Carolina non abbiamo ancora visto nulla. Sembra lontano quel freddo 10 dicembre 2019, quando, durante l’assemblea pubblica organizzata dalle opposizioni, l’assessore Tarchini annunciava il progetto pronto per febbraio. Sette mesi dopo, ancora il nulla.

Dopo la vicenda sul progetto Bay, che ha fatto perdere alla città il finanziamento di un milione di euro per la non-volontà dell’Amministrazione di ascoltare i cittadini, oggi siamo ancora fermi al palo.

Il lontano ricordo ormai sbiadito dei confessionali dell’assessore (che invitava i cittadini a portare proposte nel chiuso del suo ufficio spacciandolo per “confronto pubblico”)  ha lasciato spazio all’oblio, al senso di vuoto che spesso inghiotte i progetti che questa Giunta non è in grado di portare avanti.

A noi poveri cittadini non rimane che certificare l’assoluta incapacità di questa Amministrazione di chiudere qualsiasi percorso e al contempo la sua persistente volontà di mantenere il silenzio su un progetto che anche nella sua seconda ipotesi aveva trovato una forte contrapposizione della cittadinanza.

Siamo passati infatti dal “confrontiamoci pure su tutto” al “non se ne parla nemmeno”. Così probabilmente l’Assessore ha deciso di ripiegare in difesa, fermando la progettazione con lo scopo di abbassare l’attenzione su ciò che non era negoziabile.

Ad oggi rimaniamo, nonostante l’avanzo di bilancio importante, con un pugno di mosche in mano: nessun confronto, nessuna novità, nessun progetto, nessun respiro nuovo per Lodi. Il nulla più assoluto: la degna definizione di questa Amministrazione Comunale.

Una riflessione sul futuro del Teatro

Il Consiglio Comunale ha deliberato a fine luglio, solo con i voti della maggioranza, di affidare il Teatro alle Vigne alla società Giona che lo gestisce da parecchi anni (e sul cui operato non c’è nulla da dire, perché c’è sempre stata una buona gestione). Tuttavia già nella precedente amministrazione si era evidenziata una criticità: l’impossibilità per il teatro a partecipare a bandi europei o nazionali perché Giona è una partecipata del Comune. Pertanto, durante l’ultima campagna elettorale, tutti i candidati sindaci avevano nel loro programma la trasformazione del teatro in fondazione per permettere l’acceso a fondi esterni e quindi potenziare l’attività teatrale e anche portare sollievo al bilancio del Comune. Un obiettivo sicuramente complesso da realizzare, ma importante per lo sviluppo di quello che rappresenta uno dei luoghi della cultura più importanti della città.

Dopo tre anni questa Amministrazione, nonostante le promesse elettorali, ha partorito un topolino. A ottobre 2019, a due anni dall’insediamento, era stata indetta una selezione pubblica per individuare uno o più partner per la costituzione di una fondazione di partecipazione per la gestione del teatro: nessuna risposta è arrivata e quindi oggi si ritorna al punto di partenza e soprattutto nessuno conosce quale tipo di fondazione si ha in mente (non è secondario capire quale controllo pubblico si manterrebbe sul teatro). Forse l’assessore Maggi tentenna perché da una parte progetta una Lodi liberale, ma dall’altra preferisce che il teatro rimanga stretto solo nelle mani del suo assessorato? E’ un po’ curioso.

Probabilmente non bastava una richiesta di manifestazione d’interesse e occorreva un lavoro più approfondito per intessere relazioni e sinergie e non solo in città ma anche sul territorio.

Forse è giunto il momento di pensare alla cultura in una logica di rete tra i diversi comuni, alcuni peraltro dotati di locations interessanti anche per spettacoli teatrali ma magari di pochi fondi per la cultura. Si potrebbe accrescere la qualità e la quantità dell’offerta, realizzando economie di scala per la promozione e la comunicazione ma anche per l’organizzazione: sarebbe un arricchimento per tutto il territorio, dove Lodi potrebbe svolgere il ruolo che le compete come capoluogo.

Ma tornando alle nostre Vigne, sconcerta ciò che il vicesindaco dichiarava, ovvero che “il nuovo ente, (la fondazione), avrà la facoltà di promuovere iniziative culturali per la valorizzazione delle arti teatrali (ad esempio con la produzione locale di spettacoli), della musica, del cinema e dell’intrattenimento, sostenere progetti per la formazione professionale relativa all’attività artistica”.

thumbnail_08_11-BUM-Desenzano-660x286-cPeccato che il Teatro alle Vigne avesse già all’attivo una produzione locale con 3 spettacoli sotto la direzione di Piera Rossi (per fermarci al passato recente perché andando a ritroso troveremmo anche tanto altro): Bum ha i piedi bruciati su Giovanni Falcone, interpretato da Dario Leone, Ada la solitaria su Ada Negri, interpretato da Elsa Bossi, e Fushikaden, sul rapporto interculturale tra Oriente e Occidente da un’idea di Paolo Cacciato. Tutti hanno fatto rispettivamente a oggi 50, 20 e 6 repliche, (più quelle cancellate per la pandemia) in diverse città d’Italia. Con l’insediamento dell’Amministrazione Casanova, lo spettacolo su Falcone nel 2018 è stato rifiutato addirittura nella programmazione del teatro per le scuole per essere riammesso l’anno dopo vista la richiesta delle scuole stesse; quello su Ada Negri non è nemmeno stato preso in considerazione per le celebrazioni in onore della poetessa lodigiana mentre in autunno sarà presentato anche a Roma; Fushikaden, infine, ha vinto il primo premio al teatro No’hma di Milano ma l’assessore alla cultura ha ignorato completamente la notizia.

E poi come si può parlare di “sostenere la formazione professionale relativa all’attività artistica” quando sono state chiuse le Officine del teatro che svolgevano diversi corsi proprio in questa direzione e offrivano uno spazio interessante per le associazioni culturali? Certo non facevano il sold out, parola tanto cara al vicesindaco quando parla del teatro, ma per far crescere realtà nuove e significative occorrono tempo e pazienza e comunque anche in questi corsi c’era stata la produzione in loco di una Medea a cura di Vittorio Vaccaro.

Bastava avere la volontà di proseguire su questa linea, tanto più con un nuovo direttore artistico di grande esperienza, quale quello attuale. Ma quale idea di teatro vuole promuovere l’assessore alla cultura, oltre a cercare senza risultati di cambiarne la governance?

Carlo Rivolta, primo direttore artistico delle Vigne, aveva segnato una strada: teatro non solo come spettacolo da consumare dopo cena, ma come riflessione sulla realtà che coinvolgeva le persone mentre lo spettacolo prendeva forma e credo che molti ricordino la lettura dei testi fatta con lui seduti in cerchio sul palcoscenico in una ricerca comune ed erano soprattutto giovani. Sterile nostalgia del passato? No: solo memoria necessaria per poter fare anche meglio.

Siamo convinti, infine, che il Teatro alle Vigne avrebbe grande vantaggio se interagisse di più con i diversi soggetti che si occupano di cultura nel Lodigiano ma non solo per accogliere nel cartellone lo spettacolo dell’uno o dell’altro ma per pensare insieme su quali temi oggi, noi abitanti di questo territorio in questo tempo, abbiamo bisogno di riflettere attraverso il teatro; potrebbe interloquire con le realtà del terzo settore per capire come far conoscere il teatro, in forme adatte, a chi non lo conosce e non può permetterselo ma lo apprezzerebbe e non rivolgersi solo agli habitués degli abbonamenti, nonché aprirsi alle diverse culture che ormai abitano la nostra città.

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Un presidente inadeguato, un sindaco assente, un vicesindaco aggressivo

Durante l’ultimo Consiglio comunale prima della pausa estiva è stato dimostrato ancora una volta come il Presidente Cerri sia totalmente inadeguato al ruolo che ricopre. Il Presidente ha cercato infatti di escludere un ordine del giorno delle opposizioni, dichiarandolo inammissibile, ma senza portare all’attenzione dell’aula nessuna solida motivazione. Come già avvenuto in passato, l’unico obiettivo era quello negare il confronto democratico.

Solo il giorno precedente al Consiglio Comunale, tutti i gruppi di opposizioni avevano incontrato il Prefetto per denunciare una situazione non più tollerabile: le decisioni arbitrarie del Presidente hanno infatti pregiudicato l’agibilità democratica che dovrebbe caratterizzare “il parlamento” della città. Anche quella sera non abbiamo ceduto e dopo una sospensiva finalmente è stato riconosciuto l’errore e si è fatto dietrofront. Una questione puramente formale, si penserà, ma tali norme comuni sono proprio quelle che consentono ai gruppi consiliari di fare proposte e che garantiscono i diritti di tutti, a prescindere dal colore dell’Amministrazione temporaneamente in carica.

A fronte di questa vittoria, si è dovuto assistere alla reazione scomposta e aggressiva del Vicesindaco nei confronti del consigliere Piacentini e al comportamento di una Sindaca che si è assentata poco dopo l’inizio del dibattito dichiarando di avere un impegno istituzionale che sul momento non ha saputo specificare. Nei giorni successivi ha parlato di una cena con alcuni esponenti politici…

Insomma, pur rimanendo impegnati sui più vari temi amministrativi che interessano Lodi in queste settimane – urbanistica, viabilità, scuola, sociale, ambiente solo per citarne alcuni – teniamo alta l’attenzione sulla gestione del Consiglio Comunale, affinché possa rimanere quell’importante luogo di discussione tra le diverse forze politiche e di controllo sull’operato della Giunta che guida la città.

 

Cento giorni? Ma se non ne son basti mille!

Nel suo programma elettorale, Sara Casanova faceva una serie di promesse per i primi 100 giorni di mandato: piccoli problemi che si impegnava a risolvere entro tre mesi dal suo insediamento. Non son passati tre mesi ma tre ANNI… e non si è visto nulla di tutto ciò.
Abbiamo provato a ripercorrere, quartiere per quartiere, tutti gli impegni presi per quel primo scorcio di amministrazione: il risultato è impietoso.
Forse serve davvero l’appena nominato assessore all’attuazione del programma!
Trova qui le promesse della tua zona: